Brescia e Varese, on the road con Chiara Masiello

leonessaUna giornata a tutto basket, tra Brescia e Varese. Aumentano i derby di Lombardia nel campionato italiano. L'anticipo della quarta giornata di Serie A, disputato nel Pala George di Montichiari, ha visto scontrarsi la neopromossa Germani Brescia e i campioni d'Italia dell'Olimpia Milano. Una gara che i tifosi bresciani non vedevano da ben 28 anni (l'ultima volta che Brescia ha militato nel massimo campionato): un motivo per essere orgogliosi dei risultati raggiunti e non accontentarsi mai.

Una splendida cornice di pubblico fa da contorno e una bella e mai noiosa gara che ha sfatato le aspettative di tutti che vedevano un dominio assoluto delle Redshoes. Nelle file biancorosse erano assenti Gentile e Hickman, tenuti a riposo da coach Repesa in vista del prossimo impegno europeo; per Brescia invece è stata una difficile settimana visto i mancati allenamenti di Moore e di Luca Vitali. Anche durante il match la situazione per coach Diana non è stata più semplice: a pochi minuti dalla palla a due è costretto a fare a meno di capitan Cittadini.

Nonostante le difficoltà, Brescia tiene duro per tutto il corso della partita facendo a spallate con i giganti biancorossi sotto le plance ma soprattutto cercando di fronteggiare e ostacolare l'inarrestabile trascinatore milanese Krunoslav Simon, 26 punti totali con 6/12 da da 3 punti. Solo una straordinaria prestazione di More (26), Landry (18) e Michele VItali (14) arricchita da un solido gruppo ha permesso alla Leonessa di uscire da questo match a testa altissima con il piacevole stupore dei suoi sostenitori, usciti dal palazzetto con le mani arrossite per i troppi applausi e la voce rauca per i tanti incitamenti.

Una bellissima atmosfera quella respirata al PalaGeorge, impreziosita dalla presenza di Giorgio Armani che al riposo lungo si concede a selfie e autografi con tutti. Gente di sport, innamorata della pallacanestro e della propria squadra, affascinata e inorgoglita dell'aver affrontato i più forti d'Italia e non avergli permesso di vincere facilmente quella che sulla carta era una partita "scontata".

Migliorare e divertirsi. Ecco i propositi della nuova Torino

basket-Auxilium-Cus-TorinoSembra passata un'eternità da quel fatidico mercoledì di inizio maggio che permise all'allora neo promossa Auxilium Cus Torino di festeggiare un'agognata quanto tormentata salvezza. Dopo un anno costellato dalle più improbabili vicissitudini, causate da un'inesperienza generale unita ad una buona dose di sfortuna, la società sabauda ha avuto tutto il tempo di riflettere sui propri errori e prepararsi ad affrontare la nuova stagione. Parole d'ordine: migliorarsi, vivere un anno sereno e divertirsi.

Una volta giunti al traguardo non c'è tempo di leccarsi le ferite ed autocommiserarsi. Bisogna agire subito, capire che si è chiuso un ciclo e ripartire da zero, dalle fondamenta della società. Il club si muove celermente e dopo qualche giorno viene ufficializzato un turn over ai vertici dirigenziali. A dimostrazione dell'ottimo lavoro svolto, Renato Nicolai viene promosso a direttore generale e, per creare una nuova squadra che permetta ai gialloblù di vivere con più tranquillità la nuova stagione, viene ingaggiato un veterano del campo: Marco Atripaldi. È il momento di pensare ai protagonisti sul campo ma non senza un'idea precisa del progetto che si vuole perseguire. In panchina, chi ha compiuto un'impresa quasi impossibile con serietà e dedizione deve rimanere a Torino e così, coach Vitucci e lo staff tecnico vengono confermati.

Dall'altra, sfruttando i contratti in scadenza con quasi tutti i giocatori della precedente annata, la società compie il secondo decisivo passo per voltare pagina: nessuno (o quasi) degli atleti verrà rinnovato. Per costruire il nuovo roster non si sceglie la formula più facile, il 5+5, ma il trio composto da Vitucci, Atripaldi e De Benedetto, lavora duro per gettare le basi di una squadra equilibrata, competitiva e che possa togliere qualche soddisfazione.

Per quanto riguarda gli italiani, da una parte si punta sui giovani di belle speranze con tanta fame e voglia di mettersi in gioco (Fall, Alibegovic, Okeke); dall'altra si va alla ricerca di esperienza e leadership (Poeta e Mazzola). Lo stesso criterio viene scelto per gli extracomunitari. Washington rappresenta l'affidabilità e la sicurezza e i “rookies” Wilson e Harvey la scommessa e l'estro.

Quando poi, al di là di ogni aspettativa, un fuoriclasse come DJ White, tra i migliori marcatori della stagione 2015/2016, decide di voler tornare nel capoluogo torinese, le buone sensazioni vengono confermate tutte e la fiducia per un futuro roseo prende il sopravvento. L'ultima pedina per chiudere il cerchio, il play straniero, ha bisogno solo dell'ufficialità ma la squadra può definirsi fatta e, nel frattempo, per gli allenamenti, sono giunti i rinforzi (Parente).

Esclusiva SM, Pancotto: "A Cremona budget sostenibile"

Pancotto 1Al telefono è rilassato, ma non in ferie. Giusto il tempo per eliminare le scorie della stagione appena conclusa prima di lanciarsi sulla nuova. Va fiero delle sue origini, nato a Porto San Giorgio, ("le chiamano le Marche sporche perchè è la parte a sud della regione al confine con l'Abruzzo, ma lì si vive davvero bene") e di battuta in battuta l'intervista si allunga fino a divagare sulla musica, sulle passioni personali e sul futuro della Vanoli e del basket. Lui è Cesare Pancotto, allenatore dell'anno grazie ai risultati eccellenti ottenuti con Cremona in questa stagione, quarta in stagione regolare poi battuta 3 a 1 da Venezia. E Pancotto si racconta in esclusiva a Supporter's Magazine con semplicità e grande competenza. 

Cremona, un miracolo? "Tutt'altro. E' un progetto nato con calma e cresciuto anno dopo anno. E' chiaro che siamo partiti per salvarci, ma ci siamo accorti dal precampionato, fatto praticamente senza Cusin e Vitali, che c'era qualcosa in più. La sensazione è rimasta inalterata anche dopo le prime due sconfitte, poi è nato un percorso vincente e abbiamo preso fiducia fino al quarto posto. Peccato per i quarti play off, ma Venezia ne aveva di più e noi abbiamo fatto un campionato meraviglioso". 

I valori di Cremona sono chiari: una buona e anticipata salvezza e poi quello che viene è tutto guadagnato. "Il nostro lavoro è costruito sulle idee e sul senso di appartenenza che ognuno ha saputo sviluppare. Il valore è quello che hai detto: la salvezza con un budget piccolo, anzi io lo chiamo sostenibile, e con la voglia delle cose semplici e fatte bene. Siamo una squadra dall'identità molto chiara, siamo cresciuti negli anni e ora raccogliamo i risultati". 

Gli auguri di Marino a SM: "150 e ben portati"


IMG_2840150 e ben portati! Auguri a Supporter’s Magazine che taglia questo importante traguardo e lo fa da “Official Match Program” dell’Enel Basket Brindisi. Tante pagine interessanti e ricche di spunti, analisi, confronti utili allo sviluppo della “palla a spicchi”. Anche questa brillante iniziativa editoriale, tanto cresciuta di anno in anno, rappresenta la voglia di progredire, di migliorarsi di questa città, stando, appunto, accanto al basket. Nel mio impegno imprenditoriale, in quello di presidente della società e della Legabasket, ho sempre colto la forte passione della gente per quel che rappresenta Brindisi, in qualunque settore, non solo sportivo ovviamente. 

Mi piace, quindi, considerare tutti noi cittadini quali componenti di una squadra che si allena, che si impegna, che si prepara per vincere le tante “partite” da giocare. Molte sono difficili, ma lo spirito di gruppo, la convinzione dei propri mezzi, l’orgoglio di essere protagonisti del nostro tempo non possono che spingerci a credere in noi stessi. L’Enel Basket è, oramai, al vertice del massimo campionato professionistico italiano ed ha rappresentato una straordinaria cartolina per la promozione della città in Europa.

"#RipartiAmo" è la parola d'ordine della Virtus Roma

#riparTiAmo. Questa è la parola chiave scelta dalla Virtus Roma per dare il via ad una nuova fase della sua storia, che ricomincia dalla serie A2, campionato nel quale il presidente Claudio Toti ha autoretrocesso la squadra capitolina per sostenerne i minori oneri finanziari rispetto a quelli della massima serie, a causa della mancanza di ulteriori risorse. L’obiettivo è quello di darsi una nuova identità, cercando di creare una solida autarchia economica che permetta alla società di vivere ancora a lungo; il tutto accompagnato dal tentativo di espandersi sul territorio romano e laziale mediante una duplice strada.

Da una parte si è chiuso un accordo con l’HSC Basket per la gestione del settore giovanile, dall’altra si è dato vita al “Progetto Virtus”, programma che vede coinvolte 16 società del territorio e che ha l’obiettivo di coinvolgere quanti più ragazzi nel mondo virtussino, portandoli al Palazzetto a vedere le partite a condizioni agevolate. Per ciò che riguarda strettamente il campo, in questa stagione la Virtus ha l’obiettivo di salvarsi il prima possibile; la fascia di capitano è andata al romano doc classe ’81 Giuliano Maresca, mentre la panchina, inizialmente affidata a Guido Saibene, vede ora come condottiero Attilio Caja, il coach con più presenze nella storia della società.

Dopo un inizio shock con sei sconfitte consecutive, Roma ha vinto sei delle ultime otto gare, trovandosi in classifica in un limbo tra gli ultimi posti validi per i playoff e quelli che condannano ai playout. Che ne sarà di questa squadra in futuro è difficile da pronosticare, con il presidente Toti intenzionato a costruire ad ogni costo una ‘casa della Virtus’, un proprio palazzetto dello sport per patrimonializzare la società. Una cosa è certa: i tifosi, quei pochi rimasti, meritano un profondo rispetto. Quelli che non mancano una partita in casa o quei 150 che affollavano le gradinate di Ferentino nella prima trasferta di questo nuovo corso della Virtus meritano chiarezza: ne va della loro passione, ne va del futuro della Virtus Roma e del basket romano.

Matteo Buccellato - www.timeoutchannel.net 

 

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