Esclusiva SM, Bulleri si ritira ma Brindisi resta nel cuore
Con una lunga cerimonia “officiata” al centro del parquet di Masnago, il basket italiano ha tributato un grande omaggio a Massimo Bulleri. Il playmaker di Cecina, 40 anni, ha annunciato nei giorni scorsi il suo ritiro dalla pallacanestro giocata e la Pallacanestro Varese ha deciso di dedicargli un’intera mattinata nella quale sono intervenuti diversi ospiti che hanno affiancato il “Bullo” lungo la sua lunga e proficua carriera.
Mentre sul maxi schermo del PalA2a scorrevano alcune immagini delle azioni più belle di Bulleri, a centro campo è stato Simone Fregonese (storico addetto stampa della Benetton) a coordinare gli interventi. Al microfono si sono alternati Renato Pasquali, mentore del play fin dal suo prestito in A2 a Forlì, Denis Marconato che è stato il compagno di squadra più fedele, il dirigente federale Alberto Mattioli e coach Carlo Recalcati che lo hanno seguito da vicino in azzurro. Per Varese sono intervenuti coach Attilio Caja, capitano Giancarlo Ferrero e Toto Bulgheroni, che ha consegnato a Bulleri la maglia indossata in questa stagione con la Openjobmetis. "Per la nostra società è stato un onore averti qui per la tua ultima annata", ha spiegato lo storico dirigente.
Sassari Brindisi non è mai una partita "normale". Già dai tempi della Legadue le due squadre si sono affrontate sempre con grande vigore. Domenica scorsa, oltre ai due punti in palio, è stato un pomeriggio particolare. Meo Sacchetti, sei anni e e mezzo alla guida della Dinamo, uno scudetto, due Coppa Italia, una Supercoppa e la storica partecipazione in Eurolega, è tornato a "casa". Ed è stato celebrato, già dal pomeriggio precedente all'aeroporto di Alghero come abbiamo testimoniato in esclusiva grazie alla nostra inviata Daniela Franco (il video è sulla nostra pagina Facebook, leggi anche "
Una partita speciale, contro il suo passato e contro il figlio Brian, a cui chiede, se mai dovesse accadere, di non far vincere Sassari con un tiro allo scadere. Petrovic e Dalipagic i miti contro cui ha giocato. E Brindisi come nuova vita, anche per il nostro mare e i vini pugliesi. Ecco Romeo Sacchetti, come sempre ironico e puntuale, in esclusiva per Supporter’s Magazine.
Eccoci tornati con la nostra rubrica dedicata allo streetball, il basket nato nei playground e ormai riconosiuto a livello mondiale. Recita un detto dalle parti di Chicago: “il ghetto è dolore, è morte, è come un rito di passaggio”. E da quelle parti a volte, per strada si muore veramente, ora spunta una pistola da lì ora da un’altra parte. Bande si, bande che si contendono un pezzo di terra, un quartiere, una strada, un campo da basket. Si, perché da quelle parti, oltre quell’oceano, si contendono a volte anche campi da basket, i cosiddetti playground. Da quelle parti anche un pezzo di terra, una rete metallica e un canestro può divenire oggetto di contesa. Un mondo strano, no, per niente. Il basket da quelle parti è religione.
Lo Street-basket è per certi versi simile al basket dei parquet, ma differisce in alcuni aspetti e regolamento. L’organo deputato principale è la FIBA, la Federazione internazionale, a cui sono affiliate le varie federazioni nazionali, in Italia la Federbasket, che organizza i campionati nazionali professionistici. Ogni nazione poi ha la sua federazione di Street-basket. In Italia è nata da poco la FISB, Federazione italiana streetball. Vi stiamo raccontando una favola? No, proprio qualche giorno fa si sono svolti i mondiali di Street-basket a Guangzhou in Cina, dall’11 al 15 ottobre 2016, torneo che ha visto l’uscita di scena della nazionale maschile e femminile in maniera prematura nel girone di qualificazione, e la conquista della medaglia di bronzo per l’italiano Marco Favretto nella gara delle schiacciate (ne parleremo poi approfonditamente in un articolo dedicato).