Orlandina, un anno amaro. Ora si pensa a ricostruire

Di Carlo 6

Una retrocessione amara da digerire, arrivata dopo una storica stagione che aveva portato Capo d’Orlando in Europa. Si è provato di tutto, dal modificare radicalmente il roster al cambio dell'allenatore, scelta dolorosa quella di separarsi da Gennaro Di Carlo, ma non è bastato. Dopo 4 stagioni consecutive in Serie A, l’Orlandina Basket è retrocessa in A2. Un verdetto amaro quello del campo, che contemporaneamente all’incredibile ed assurda doppia vittoria di Pesaro al Forum di Assago contro Milano ed all’Adriatic Arena contro Venezia, ha sancito la prima retrocessione sul campo della squadra di proprietà della famiglia Sindoni.

Un finale di stagione incredibile per i siciliani, che dopo la vittoria esterna al Pala Pentassuglia di Brindisi credevano probabilmente di aver fatto un piccolo passo per la salvezza. Ed invece solo delusioni da quel momento, con la striscia positiva della Vuelle che ha ribaltato le carte in tavola. Si è fatto il “passo più lungo della gamba”? Probabilmente. C’è anche da analizzare però che con la coppa ancora da giocare, fino a dicembre, l’Orlandina si trovava ai margini delle prime otto posizioni. Poi il baratro, le 20 sconfitte consecutive. Perché più perdi, più è complicato uscire dal momento negativo. Si è cambiato tutto quello che si è potuto, dicevamo, ma forse troppo tardi. Quando il macigno è grosso, quando il peso sulle spalle arriva fino alla città, quando la negatività probabilmente aleggiava dentro quel magico palazzetto che ha perso per qualche mese tutto l’incantesimo positivo. Poi Cantù, 4 mesi dopo l’ultima vittoria casalinga. Successo amaro però, perché Pesaro batteva Venezia. Dopo aver espugnato per il terzo anno consecutivo, sempre nelle ultime giornate di campionato, il Forum di Assago.

(Man)Drake si ritira. Più forte anche del morbo di Crohn

A novembre, quando Brian Randle annunciò il suo ritiro dalla Happy Casa Brindisi e dal basket giocato a causa del morbo di Crohn, scrivemmo.questo articolo. Che oggi torna attuale perchè Drake Diener ha deciso di ritirarsi come giocatore e lo ha fatto uscendo tra gli applausi alla fine di gara tre che Cremona stava nettamente perdendo contro Venezia.Chiude la carriera con 4555 punti in 337 partite in Serie A, che lo rendono il 37esimo marcatore di tutti i tempi e 13esimo tra gli stranieri. Tra i giocatori in attività era leader per punti segnati, minuti giocati, triple tentate e triple segnate. Un giocatore così se ne vede sui campi una volta ogni secolo. Più forte anche della malattia che in altri casi rischia di essere molto invasiva e invalidante. 

Spieghiamo meglio cosa è esattamente questo morbo che, come Randle, ha colpito anche l'ex giocatore di sassari e Capo d'Orlando costringendolo prima ad una lunga operazione nel 2005 (con rinuncia alla Summer League e ad una quasi sicura chiamata in Nba) poi a lasciare Saragozza a dicembre 2015 a causa di una ricaduta, riprendere le cure e tornare in campo, finalmente stabilizzatosi anche se sempre sotto controllo, prima a Capo d'Orlando lo scorso anno e ora a Cremona, allenata dal "suo" Meo Sacchetti, dove si gioca una volta settimana e il suo fisico non viene particolarmente messo sotto pressione. Unica parentesi è stata la splendida avventura in Coppa Italia, dove Cremona è uscita in semifinale. 

La Malattia di Crohn appartiene al gruppo dei disturbi infiammatori cronici dell’intestino, chiamati Malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI). Si stima colpisca 1.3 milioni di persone nel mondo, di cui circa 60 mila in Italia, soprattutto in età giovanile, tra i 20 e i 30 anni. Chi scrive conosce bene la malattia avendo in famiglia un caso molto grave, con complicanze che hanno portato alla riduzione di parte dell'intestino e ad una vita molto complicata anche per l'alimentazione da seguire e a difficili rapporti interpersonali con la società circostante.

È una malattia che può manifestarsi già in età giovanile, nella seconda e terza decade della vita, ma la cui diagnosi è spesso tardiva. Questa patologia può interessare qualsiasi tratto del tubo gastrointestinale, prevalentemente l’intestino tenue e quello crasso che presentano un’infiammazione abitualmente discontinua dove le parti di intestino ‘malato’ si alternano a quelle sane. A seconda dell’infiammazione lo strato più interno della parete intestinale può presentare lesioni più o meno profonde, sino all’insorgenza di complicanze. 

Il diario di Giò, seconda puntata. Da Istanbul per SM

foto Giorgia

E' una giornata grigia e dal mio divano guardando fuori riesco a malapena a vedere più in la di quel paio di grattacieli che ho davanti. C’è foschia, e come in ogni città del mondo anche a Istanbul sembra tutto un po' più strano quando fa freddo e piove. Le bandiere del Fener sventolano a più non posso davanti all’Arena, assieme a quella bandiera turca che si vede esposta ovunque. Mi sono soffermata un sacco di volte a pensare a quella bandiera, non tanto per la raffigurazione della luna e della stella, ma per il valore che ha per ogni turco. Tra le varie certezze che ti da Istanbul, come tutta la Turchia del resto, è quella bandiera. Non ho ancora avuto il coraggio di chiedere quanto valore c’è appeso a quel stendardo rosso, ma quello che fanno passare è un forte attaccamento alle loro origini e la loro nazione.

Tra i miei mille giri in taxi, ferma in coda sopra al Bosforo, guardandomi attorno vedo un sacco di mezze lune e stelle in uno sfondo rosso: alcune sospese in aria, altre svolazzano fuori dal balcone di qualche casa. Penso sempre: in Italia non si vede il tricolore esposto, se non fuori dalle scuole, o negli edifici dello stato. Trovo affascinante, e nutro anche un po’ di gelosia, a vedere come in questo paese le tradizioni tardino a morire. Loro ci si aggrappano forte, e ne vanno orgogliosi. Forse mi sbaglio, ed è solo apparenza, ma è ciò che sento quando entro in qualsiasi palestra e c’è sempre una foto di Ataturk, fondatore e primo presidente turco che ha vissuto una vita per condannare la corruzione e rimodernare il paese o quando sorseggio il tè in questi bicchierini di vetro seduta su un vecchio sgabello di legno. Oppure ancora di più quando passeggiando per strade sconosciute ai turisti, mi imbatto in qualche bar solo per anziani che giocano a carte come faceva mio nonno tanti anni fa.

Esclusiva SM, Galbiati. "La Coppa è qualcosa di grande"

Sono passati otto giorni dalla vittoria della Fiat Torino in Coppa Italia ma riecheggia ancora in città come un risultato storico. Paolo Galbiati racconta in esclusiva a Supporter’s Magazine le emozioni di una vittoria così esaltante, sia per lui, arrivato sulla panchina appena tredici giorni prima, sia per la città che non viveva da anni un momento così bello. “Ho realizzato che è tutto vero, l’ho fatto dal momento in cui siamo scesi dal treno a Torino, dove molte persone in festa ci hanno accolto benissimo, tra questi tifosi di 50, 60 anni in lacrime che mi dicevano non avete capito cosa avete fatto per noi, ho l’abbonamento da decenni – dice Galbiati - . Onestamente lì mi sono reso conto che abbiamo fatto qualcosa di veramente grosso per noi, per la città per i tifosi”.

Il quarto di finale preparato in poco tempo, grazie anche al grande lavoro di Stefano Comazzi e Michele Siragusa, poi sulle partite secche “si sono fatti le notti in piedi, ci siamo fatti le notti in piedi ma loro di più perché hanno dovuto preparare report, video e strategie. Diciamo che eravamo abbastanza pronti con la stagione della coppa che ci costringe a preparare le partite ogni tre giorni, siamo andati avanti con il nostro metodo, siamo stati bravi a convincere i giocatori e loro a metterle in pratica sul campo”, aggiunge l’allenatore di Concorezzo, in Brianza, che nella storia della Coppa Italia è il secondo più giovane allenatore ad averla vinta. Prima di lui, a trent’anni e sei mesi un “certo” Ettore Messina (“Niente male come esempio, grande professionista e persona seria, rimarrà un grande esempio nella mia vita”).

Gli chiediamo cosa ha pensato quando ha visto Vujacic volare verso il canestro avversario. “Nulla, ho visto Washington recuperare palla e speravo schiacciasse e invece ha passato a Sacha ed è stato strano, bello. Non pensavo a nulla, ho visto Diana chiamare time out e subito ho pensato a cosa fare per evitare il canestro della beffa da parte di Brescia”.

leggi anche: Torino alza la coppa contro una Leonessa indomita

Reverberi, c'è tanta Brescia. Ecco i migliori del 2017

reverberiA giugno 2016, La Leonessa Brescia era fresca di promozione dalla Legadue alla serie A. Ora a distanza di quasi un anno e mezzo, è stata in testa per varie giornate nel girone di andata e si è giocata la Coppa Italia fino all'ultimo canestro. E ha fatto manbassa di premi anche al "Premio Reverberi", il notissimo riconoscimento istituito in memoria di Pietro Reverberi, grande arbitro reggiano, considerato come la più importante manifestazione in ambito cestistico a livello nazionale ed è unanimemente riconosciuto come l'unica manifestazione in Italia che premia tutte le categorie operanti nel mondo del basket. A Quattro Castella, in provincia di Reggio Emilia, Graziella Bragaglio ha ricevuto il riconoscimento nella categoria "Premio contributo al basket" mentre Luca Vitali, 31enne play della Germani, ha vinto il premio nella categoria "miglior giocatore italiano". 

Queste le altre personalità premiate durante la cerimonia: la giocatrice della Virtus Eirene Ragusa Chiara Consolini (miglior giocatrice italiana), il coach dell’Umana Reyer Venezia Walter De Raffaele (miglior allenatore della passata stagione) e il presidente della Reyer Federico Casarin (premio alla carriera), l’arbitro Massimiliano Filippini, il giornalista Edi Dembinski, il general manager dell’Aquila Basket Trento Salvatore Trainotti (personaggio dell’anno), Massimo Antonelli (premio ‘Basket&Solidarietà’), l’azienda Grissin Bon (premio speciale), il giocatore di Casale Monferrato Davide De Negri (premio di miglior giovane della A2), il presidente della LNP Pietro Basciano (premio speciale FIP) e la Go Basket-Giullari del Castello (premio ‘Piccinini’).

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