Italbasket, l'apoteosi di Nantes rivive 40 anni dopo

1685870097924Sul tetto d'Europa, per la prima volta nella sua storia. Era il 4 giugno 1983 quando l'Italia del basket compì una delle sue imprese più memorabili, ovvero vincere l'Europeo in Francia battendo una dopo l'altra le super potenze del tempo. Finì 105-96 contro la Spagna dei "fenomeni". Un trionfo celebrato nella storica telecronaca di Aldo Giordani che, sciogliendosi in pianto, dirà al microfono: "In trenta anni di telecronache e in sedici Campionati europei mai avevo veduta una squadra italiana trionfare come sta succedendo questa sera. Intanto segna Corbalan, tanto di cappello a lui, ma l’Italia ha vinto 105 a 96 ed è campione d’Europa”. Un'emozione che, per chi come me è nata anni dopo e vive la contemporaneità della nazionale di Pozzecco, non è facile da raccontare. Ma l'amore per la pallacanestro e per la maglia azzurra va oltre gli anni. 

Quel 1983 fu un anno memorabile per il basket italiano. Cantù vinse 69-68 la finale della Coppa dei Campioni contro Milano, la Scavolini Pesaro vinse la Coppa delle Coppe, battendo i francesi dell’ASVEL per 111-99 con Petar Skansi in panchina e Mike Sylvester, Dragan Kicanovic e Walter Magnifico in campo. Il banco Roma, campione d'Italia, pose le basi per vincere l'anno successivo Coappa Campioni e Intercontinentale. Insomma, mancava soltanto la vittoria a livello di nazionale. Che arrivò puntuale a Nantes al termine di un percorso netto dalla prima all'ultima partita.

Era la nazionale di Dino Meneghin e di Antonello Riva, di Brunamnonti, di Marzorati, di Meo Sacchetti, di Gilardi, di Villalta e Bonamico. In panchina Sandro Gamba, che proprio ieri ha compiuto 91 anni, con Riccardo Sales e Santi Puglisi come assistenti, il "nostro" Santi che a Brindisi come dirigente ha lasciato un ricordo indelebile e ancora oggi gli siamo grati per gli anni trascorsi nella nostra città per far crescere il movimento. 

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 IL CAMMINO AZZURRO NEL GIRONE - Il 26 maggio fu il giorno dell'esordio. Subito la Spagna allenata da un allenatore strepitoso, Antonio Diaz Miguel, e guidata in campo, tra gli altri, da Juan Antonio Corbalan, un play sopraffino, e un altro Juan Antonio che di cognome faceva San Epifanio, per tutti "Epi", 18 anni al Barcellona, una delle più forti ali piccole europee di sempre, 239 presenze e 3330 punti con la nazionale spagnola. La partita è incerta, tesa, vibrante. GLi spagnoli, a lungo avanti, non riiescono a chiudere la partita. L'Italia a 32 secondi dalla fine recupera la palla con Marzorati e segna in contropiede il canestro della vittoria. Finisce 75-74. Il giorno dopo l'Italia si conferma contro la Svezia, vincendo 89-74 ma senza brillare. La teza giornata vide di fronte gli azzurri ad una Grecia giovane, ma già forte con Galis e Giannakis che pochi anni dopo avrebbero dominato il basket europeo e mondiale. Fu un 108-83 senza discussioni, con Dino Meneghin immarcabile: 29 punti per lui, 19 per Vecchiato e 18 per Riva. 

Il girone ora prevedeva la Francia che giocava in casa e che la stampa locale mise apertamente contro la nostra nazionale per alcuni fatti accaduti durante Banco Roma Limonges di qualche mese prima in Coppa Korac. Gli azzurri non tremarono e vinsero 105-80. Il 30 maggio fu il giorno della verità: Italia  - Jugoslavia. La situazione era molto semplice, serviva soltanto vincere per arrivare primi nel girone e andare in semifinale. La partita fu durissima, anche oltre i limiti se è vero che nel secondo fu una rissa continua tra gli slavi e Gilardi e Bonamico. Addirittura in tribuna stampa, a pochi secondi dalla fine, si narra che un giornalista slavo estrasse un paio di forbici. Vinse l'Italia 91-76 dopo che al riposo lungo, allora si giocavano due tempi da 20 minuti, era sotto 36-42. Dopo 28 anni in una competizione ufficiale arrivò la vittoria contro la Jugoslavia di Dalipagic, Cosic, Kicanovic e di un giovane Drazen Petrovic, già fortissimo e dal talento cristallino. Nomi che nell'immaginario collettivo restano come pietre miliari del basket europeo anche per chi quei campioni non li ha potuti godere dal vivo. 

SEMIFINALE E FINALE, IL TRIONFO - Senza Gamba e Bonamico squalificati per una aprtita a seguito della partita controla Jugoslavia, l'Italia si trovò in semifinale l'Olanda, autentica sorpresa del toreno, arrivata seconda nell'altro girone. La Spagna aveva già fatto il suo compito battendo l'Unione Sovietica 95-94 e volando in finale a questo punto da grande favorita. L’Italia condusse quella partita in maniera perfetta, con un primo tempo concluso sul 42-31 e poi un parziale devastante di 24-0 nel secondo. Il finale e la finale arrivarono con l’88-69 stampato sui tabelloni del Palais des Sports de Beaulieu.

Ecco dunque la Spagna, all'inizio e alla fine del torneo. Gli iberici, oltre ai due sopracitati, aveva altri campioni, da Fernando Martin, uno dei primi europei ad andare in Nba, a Solozabal e Fernando Romay, un centro solidissimo e abilissimo. L'avvio fu tutto a favore delle "furie rosse", ma all'intervallo l'Italia era già avanti 43.34 per poi allungare fino al 73-54 a dieci minuti dalla fine. La Spagna cercò una rimonta disperata che si fermò sul meno sei. Nell'ultimo minuto gli azzurri non corrono più rischi e Caglieris si porta a spasso il pallone per tutto il campo quando il tabellone finale dice 105-96. Eì il trionfo azzurro, culmine di un periodo d'oro, quarto posoto (beffardo) ai Mondiali in Filippine nel 1978, l’argento delle Olimpiadi di Mosca 1980, battendo anche l’Unione Sovietica, il terzo posto agli Europei del 1985. Il secondo successo continentale è del 1999, poi l'argento olimpico del 2004. E' arrivato il momento di tornare a vincere qualcosa. 

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Chiara Masiello (4 giugno 2023)

credit photo: archvio Fip

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