Scola a Varese. Un "colpo" anche fuori dal campo
Ora lo si può dire senza alcuna remora, e ci vengono i brividi nel battere sulla tastiera: Luis Scola è un giocatore della Pallacanestro Varese. Il leggendario giocatore argentino, 40 anni compiuti ad aprile e un oro e un argento olimpico al collo, sarà il pivot biancorosso per la prossima stagione sportiva e ha anche un’opzione per quella successiva, nel caso gli rimanesse la voglia di scendere di nuovo in campo. Ad annunciarlo, con tutti i crismi, è la società del presidente Vittorelli che ufficializza oggi una trattativa durata un paio di settimane e alla quale VareseNews ha dato credito fin da subito, fin dalla prima “apertura” riportata in una intervista al Corriere della Sera. Scola quindi darà l’assalto da Varese alla sua quinta Olimpiade, alla quale l’Argentina è qualificata grazie all’eccezionale secondo posto ai Mondiali 2019 nei quali “el General” è stato tra i migliori in campo tanto da meritare l’inserimento nel miglior quintetto della manifestazione. Con il pivot sudamericano, la Openjobmetis ha ora una stella globale che, a dispetto dell’età, può dare ancora tanto a questa squadra e a questo sport.
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IL VALORE DELL'ENGAGEMENT GLOBALE - E' difficile ricordare qual è stato l’ultimo “colpo” di questa portata a livello mediatico, messo a segno da un club che ha sì fatto la storia del basket europeo ma che da tanto tempo non ha la forza economica né quella tecnica per richiamare giocatori di livello assoluto. Forse, l’unica mossa simile riguarda proprio un connazionale e “mentore” di Scola, ovvero Ruben Magnano, il coach dell’albiceleste che vinse l’oro olimpico 2004 e che poi allenò a Masnago tra il 2004 e il 2007, quando fu silurato con poco tatto, scarsa eleganza e ancor meno risultati (dopo di lui, la Cimberio retrocedette in A2).
La partita “in più” che permette di disputare Scola è quella del coinvolgimento, dell’engagement globale, un aspetto che non può essere sottovalutato al giorno d’oggi. Il lungo sudamericano porta in dote, banalmente, 190 mila followers su Instagram, rispetto ai 14.400 della Pallacanestro Varese, i 95 mila dell’Olimpia Milano che è la squadra italiana più seguita o i 42 mila di Eric Maynor per restare a un cestista biancorosso che ha giocato “per davvero” in NBA. E poi c’è una rassegna stampa che nei giorni scorsi ha toccato le due sponde dell’Atlantico, in particolare l’Argentina e la Spagna (Clarin e Marca tanto per citare due quotidiani i cui articoli sono rimbalzati anche da noi).
Situazioni che la Pallacanestro Varese non ha mai esplorato su questi numeri, perché quando dominava l’Europa o quando disputava il McDonald’s Open certe dinamiche non esistevano ancora, basti pensare che nel ’99 internet era agli albori e non era ancora nelle case del grande pubblico. La priorità è stata ovviamente la firma sul contratto a livello sportivo, ora è necessario iniziare a valutare anche quello commerciale. Nei primi giorni, quando la notizia della trattativa con Scola è diventata sempre più solida, a farsi sentire (almeno a voce) sono stati anzitutto gli sponsor-tifosi, quelli già legati per affetto alla società. Ma il tavolo su cui Pallacanestro Varese può giocare la “carta Scola” dovrà essere anche quello internazionale (leggi: le aziende che vogliono o devono stare sul mercato argentino o spagnolo, e per questo cercano un volto importante).
Poi, chiaramente, c’è anche il piano legato a botteghino e merchandising, anche se per biglietti e abbonamenti tutto deve sottostare alle regole anti-Covid in continua evoluzione. Insomma, dall’annuncio di quest’oggi, dalla più importante “bomba di mercato” dell’ultimo ventennio (o forse più), passa anche un processo di crescita che può risultare molto interessante per l’intero mondo della Pallacanestro Varese. Non sfruttare la situazione sarebbe un delitto, cavalcarla può invece davvero un fattore di crescita per tutto ciò che è legato alla società sportiva più importante del territorio.
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Damiano Franzetti - www.varesenews.it
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