Klay is back. "Vado a casa felice, notte indimenticabile"

Era il suo giorno. In Italia, la sua notte per via del fuso orario che ci ha tenuti svegli e incollati al video seguendone ogni momento, dal riscaldamento alla chiamata dello speaker che lui si gode qualche secondo in più, quasi a voler dire “finalmente stanno chiamando anche me”. E Klay Thompson, assente dai campi di gioco da 941 giorni per colpa di due terribili infortuni uno dietro l’altro, questo giorno lo ha sfruttato in pieno: 17 punti, tre triple delle sue messe a segno e anche una spettacolare schiacciata alla fine del secondo quarto. I Warriors vincono 96-82 contro Cleveland ma questo è quasi un dettaglio che passa in secondo piano. Curry, che ne ha messi altri 28 punti, e Green, fermato nel riscaldamento per un risentimento al polpaccio, lo abbracciano perché hanno ritrovato il fratello di sempre. Looney quasi piange dalla commozione.

Coach Kerr se lo coccola e lo manda in quintetto perché è il modo migliore di esorcizzare i fantasmi e far capire al mondo che Klay è tornato davvero. Non ha preparato per lui il primo gioco della partita, non ce ne è bisogno, ma alla prima azione, Thompson si prende la scena: vede un’apertura nella difesa di Cleveland, ci si butta a testa bassa, attacca il ferro chiudendo con un dolcissimo sottomano. È il suo primo canestro della serata, ma non il più bello: quello è la schiacciata a 2’56” dall’intervallo, quando l’euforia passa e tutto comincia a sembrare “normale”. Il Chase Center esplode. Nel terzo quarto entrano anche le sue famose triple, aperte o prese girando intorno al blocco. Arriva la vittoria in una notte davvero magica, che il numero 11 non dimenticherà mai. “Ho sofferto molto e mi sono rialzato - dirà a fine partita il 31enne - Ho anche dubitato di me stesso, se sarei potuto ritornare competitivo. Tornare in campo e giocare a basket, che è la cosa che amo di più, è stato davvero speciale e ha dato a tutto un altro significato”.

Il #Klayday è servito, con lui in campo dove possono arrivare questi Warriors, già forti e solidi e primi a Ovest fino adesso, non è dato saperlo. “Abbiamo più di metà stagione per capire cosa possiamo essere, per capire come fare” ricorda Curry. Per ora, conta solo che Klay sia tornato, che si sia rimesso quella sua maglia numero 11 rimasta per due anni e mezzo appesa nello spogliatoio, che sia tornato ad essere un giocatore. “Sono felice, posso tornare a casa, riguardarmi giocare e capire come migliorare”. Klay is back, per ora conta solo quello.

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MP

credits photo: Golden State Warriors

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