Bucks campioni. Giannis, un predestinato già dal cognome

3176987-65095008-2560-1440“Non lascerò mai la squadra e la città di Milwaukee prima di costruire un team che possa vincere il titolo Nba”. Era il 17 luglio 2014 e Giannis Antetokounmpo scriveva così su Twitter. Oggi è tutto vero: I Bucks battono i Suns 4-2 e sono i nuovi campioni Nba, 50 anni dopo l’ultima volta quando a guidare i “cervi” era tale Kareem Abdul Jabbar. 50 punti, 14 rimbalzi, cinque stoppate e un surreale 17/19 dalla lunetta, i Suns non possono fare altro che inchinarsi davanti al “Giannis show”. Che chiude i play off con 35.2 punti, 13.2 rimbalzi e 5 assist di media. Secondo giocatore nella storia della lega statunitense con queste cifre dopo Lebron James, 35.8 punti, 13.3 rimbalzi e e 8.8 assist nel 2015.

“Non potevo lasciare Milwaukee senza vincere un titolo, per questo ho firmato l’estensione - dice il due volte Mvp ed eletto miglior giocatore delle Final 2021 - Sarebbe stato facile andare in qualche altra squadra, magari in un super team e conquistare l’anello ma io volevo farlo nel modo più difficile, con questi compagni e in questa città che considero casa mia. Sono contento soprattutto per Khris Middleton, in otto anni ne abbiamo passate tante insieme. È un giocatore straordinario che è stato fondamentale per la mia crescita, mi ha aiutato tantissimo e sono felice di aver fatto questo viaggio con lui”.

 rivedi qui il video della vittoria dei Bucks in gara sei

NEL (VECCHIO) COGNOME IL SUO DESTINO  - Quando i suoi genitori scappano dalla Nigeria nel 1992 per “riparare” clandestinamente in Grecia, Giannis non è ancora nato. C’è Thanakis, nato pochi mesi dopo l’arrivo in Grecia, Giannis arriverà nel 1994, poi Kostas nel 1997. Tutti e tre hanno vinto un titolo Nba, ma in quegli anni la vita è dura, molto dura, anche perché i figli sono cinque in totale. Il cognome originale della famiglia è Adetokumbo e ancora oggi si pensa ad un errore di battuta. In nigeriano ADE vuol dire re, un segno del destino.

Si trovano a crescere tra i vicoli di Sepolia, quartiere povero di Atene, vittima di offese a sfondo razziale, di provocazioni, di una serie di ostacoli che hanno reso la sua infanzia tutto meno che spensierata come quella a cui ogni bambino avrebbe diritto. Ai genitori di Giannis non spetta il passaporto secondo la legislazione del Paese e lo stesso vale per i figli. Vivono vendendo borse e occhiali contraffatti, ma hanno un sogno: diventare giocatori di pallacanestro per riscattare la famiglia. Trovano una palestra dove allenarsi a dieci chilometri da casa, lo fanno due, tre volte al giorno e spesso restano lì a dormire su un materassino. La forza fisica di Giannis, che a 15 anni è già 202 centimetri e pesa 80 chili, viene subito notata. Gli propongono di seguire una dieta e di fare un piccolo provino in una palestra più grande. Lui accetta a condizione che i pasti per lui arrivino anche alla famiglia.

Quando partecipa alla sua prima vera partita a 17 anni davanti a scout internazionali fa subito la differenza. Gli chiedono: “Cosa vuoi fare da grande?”. Lui risponde sicuro: “Il giocatore Nba”. Al Draft 2013, quando viene scelto da Milwaukee con la chiamata numero 13, molti non sanno pronunciare nemmeno il suo nome, ma lui non se ne preoccupa. I primi due anni sono di puro apprendistato, 6.8 da cookie e 12.7 nel secondo anno. Poi 16.9 nel terzo, 22.9 nel quarto, 26.9 quinto. Una crescita irrefrenabile accompagnata da un costante miglioramento tecnico, fisico e di coordinazione. Al sesto anno Giannis è l'MVP della lega, premio che bissa l'anno successivo, come solo 11 giocatori hanno fatto prima di lui.

I Bucks crescono come vittorie e classifica, ma non arrivano mai in fondo. Le voci su una partenza di Giannis sono sempre più forti, ma lui spiazza tutti. Chiede la conferma dei big, poi un intervento radicale sul mercato: arriva JRue Holiday che sarà il giocatore in più in questa stagione. Soddisfatto dalla dirigenza, firma un'estensione (228 milioni in 5anni) con i Bucks, ancora. Perché vuole vincere, ma vuole farlo a modo suo. Non andando a Miami come LeBron, non andando a San Francisco come KD: vuole vincere in Wisconsin, in chi quel sogno glielo ha regalato 9 anni fa. Oggi il cerchio si chiude. E il futuro è tutto suo.

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Marino Petrelli

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