Nba, il Draft e i protocolli sanitari. Ecco le novità

La data è confermata: il 22 dicembre partirà la nuova stagione della Nba. Si giocherà senza nuove "bolle", ma senza pubblico almeno all'inizio e con la quasi certezza che tutte le squadre dovranno risiedere sul territorio statunitense, un problema che, ad esempio, i Toronto Raptors dovranno risolvere a breve. Le partite saranno 72 anziché 82 per ogni franchigia e l’ultima data utile per le “Finals” il 22 luglio 2021 in modo da permettere alle stelle statunitensi di giocare le Olimpiadi a Tokyo

Questo il calendario (provvisorio). 11-19 dicembre 2020: preseason games , 22 dicembre 2020 – 4 marzo 2021: prima metà di stagione regolare ,dal 5 al 10 marzo 2021: All-Star break, 11 maerzo - 16 maggio: seconda metà di stagione regolare, 18-21 maggio 2021: Play-In Tournament, 22 maggio - 22 luglio, 2021: Playoffs e Finals

La NBA ha inviato nelle scorse ore un memo alle 30 franchigie con il protocollo sanitario. Nel caso di una positività da Covid-19, un giocatore o un membro del gruppo squadra dovrà restare fuori per almeno 10 giorni, al termine dei quali sarà sottoposto a un tampone. Altrimenti potrà rientrare nel caso di due tamponi negativi a distanza di almeno 24 ore. I giocatori raggiungeranno nelle prossime ore le rispettive squadre per osservare il periodo di quarantena obbligatoria e sottoporsi ai primi test. Al via gli allenamenti individuali mentre solo il 4 dicembre inizieranno quelli di squadra.

La "bolla" di Orlando ha permesso risparmi ed era stata apprezzata dal punto di vista di vista sanitario: oltre cento giorni di permanenza di squadre, staff, addetti alle puzie, catering e zero contagi da Coronavirus. Un’operazione costata 180 milioni di dollari, ma che, secondo quanto riportato da Sports Business Daily, a fronte di questa spesa, avrebbe evitato perdite pari a 1.5 miliardi di dollari, anche se dovrà comunque affrontare una perdita complessiva di circa un miliardo di dollari per la cancellazione di 258 gare di regular-season. Il buco più grosso deriva dalla mancata vendita dei biglietti e dalle altre spese sostenute dai tifosi nelle arene durante le partite. Voci che valgono il 40 per cento degli incassi complessivi della NBA, pari a circa 700 milioni di dollari.

IL DRAFT, MANNION A GOLDEN STATE - Tutto o quasi nella norma nelle prime chiamate al Draft, svoltosi in maniera virtuale, con il solo Adam Silver (poi sostituito nella seconda parte dal suo vice) presente negli studi di Espn a "chiamare" con la formula classica i giocatori scelti al primo giro. La prima scelta assoluta è Anthony Edwards, guardia da Georgia, selezionato dai Minnesota Timberwolves. Alla numero due Golden State sceglie il centro James Wiseman di Memphis. Con la terza scelta assoluta Charlotte punta invece su LaMelo Ball, fratello di Lonzo, scelto al numero due dai Lakers nel 2017, poi ceduto ai Pelicans. Il francese Kyllian Hayes è alla sette e va ai Detroit Pistons, Obi Toppin ai New York Knicks e piange a dirotto quando arriva la chiamata, lui newyorkese di nascita e che vestirà la maglia della sua città. Il gioiello israeliano Deni Avdija è alla nove e va a Washington.

Passano i minuti, le squadre si organizzano e di Nico Mannion non c'è traccia. I Los Angeles Lakers alla numero 28 preferiscono uno scambio ( ce ne sono numerosi in una notte infinita che è principalmente un grande show televisivo). Finisce il primo giro, e anche quando Boston alla numero 47 preferisce un altro giocatore a Mannion, le possibilità del giocatore azzurro sembrano finite. Arriva una breve pausa, all'interno della quale i Golden State Warriors, un po' a sorpresa, decidono di puntare sull'azzurro. Nel 1983 avevano chiamato il padre Pace con il numero 43. E' una liberazione, anche se ci attendeva una chiamata più alta. Giocherà in realtà con un "two way contract" che gli farà cominciare la stagione nella società satellite in G League per poi essere considerato tra i sedici della stagione in Nba.

Fuori dai 60 Paul Eboua, scuola Stella Azzurra Roma e lo scorso anno a Pesaro. Ha però firmato un un accordo con i Miami Heat in modalità “Exhibit 10”, la nuova formula contrattuale introdotta nel 2019 che prevede un accordo annuale al minimo salariale non garantito per effettuare il training camp con la franchigia della Florida. In caso di taglio durante il mese di dicembre, gli Heat potranno parcheggiare Eboua nella squadra satellite di G-League dei Sioux Falls Skyforce, garantendogli un bonus fino a 50 mila dollari che maturerà interamente restando per almeno 60 giorni nella lega di sviluppo senza accettare proposte dall’Europa

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SALVO IL "CHRISTMAS DAY" 2020 - Cominciare prima di Natale serve per non perdere il “Christmas Day”, tradizionale giorno in cui l’audience va alle stelle e gli investitori sono più propensi a spendere. E considerato che il contratto da 24 miliardi di dollari in nove stagioni con Espn, Abc e Turner Sports scade nel 2024/25, perdere l’opportunità di giocare a Natale non sarebbe stato un buon biglietto da visita. Scartata dunque la seconda ipotesi che prevedeva il “restart” al 18 gennaio 2021. Data che avrebbe comportato una perdita ulteriore di quasi 500 milioni di dollari.

A questo si aggiunge anche il record negativo di spettatori americani che hanno assistito alle "Finals 2020": 7,45 milioni, il minimo storico. Il "primato" era delle "Finals 2007" tra Spurs e Cavaliers, conclusesi con un netto 4-0 per i texani. La scorsa stagione lo stage finale dei playoff ha contato praticamente il doppio degli spettatori, 15.1 milioni, mentre il record positivo appartiene alla storica gara 6 delle Finals 1998 tra Bulls e Jazz (quasi 36 milioni).

Intanto, Adam Silver, Commissioner Nba, pensa ad un secondo sponsor sulle maglie, affare che già fruttato oltre 150 milioni di dollari alle 30 franchigie in questi tre anni. La NBA sarebbe anche pronta ad allentare le restrizioni di sponsorizzazione nelle categorie di scommesse sportive, superalcolici e casinò al fine di aumentare il flusso di cassa nelle squadre sulla scia della pandemia globale di Covid-19. Secondo ESPN, queste iniziative potrebbero generare entrate comprese tra gli 80 e i 100 milioni di dollari e aiutare a sostituire le entrate perse da arene che non saranno piene per il prossimo futuro, indipendentemente da ciò che accadrà o con un vaccino Covid-19.

LAKERS, MERCHANDISING ALLE STELLE - Secondo un report pubblicato da “The Athletic”, le franchigie più colpite sarebbero i Golden State Warriors con 6 milioni di dollari di perdite, i Los Angeles Lakers, con 5.6, i New York Knicks, 5.2, gli Houston Rockets e i Boston Celtics. Dal punto di vista economico, le perdite affrontate nell’ultima stagione potrebbero frenare la crescita del salary-cap: potrebbe essere mantenuto un tetto salariale a 109,1 milioni di dollari evitando di alzarlo a 115 milioni.

I Lakers, però, stanno già raccogliendo i frutti commerciali della loro vittoria nelle finali contro i Miami Heat. Secondo Fanatics, produttore e rivenditore di articoli sportivi, i Lakers sono diventati i campioni delle finali NBA più venduti nella storia dell'azienda. Nelle prime 12 ore dalla vittoria del titolo, i Lakers hanno venduto più merce dei precedenti detentori del record, i Cleveland Cavaliers 2016, venduti 30 giorni dopo aver vinto il campionato.

MP

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