Nba, 1,46 miliardi di dollari da nuove sponsorizzazioni

Non si ferma la macchina organizzativa e soprattutto commerciale della Nba. Che, come anticipato da ESPN, si aspetta di avere tutte le arene con il pubblico, senza restrizioni, già a partire dalla prossima stagione 2021/22. Potrà accadere grazie all'accordo con Clear, che produrrà un'attività di screening rivolta non solo ai membri delle franchigie, ma anche al pubblico che entra nelle arene. Orlando Magic, San Antonio Spurs e Atlanta Hawks, hanno già adottato autonomamente le tecnologie di Clear per la parziale riapertura al pubblico.

In attesa de prossimo campionato, e nonostante l'impatto che il Covid-19 ha generato sulla passata stagione, la National Basketball Association e le sue 30 squadre hanno generato 1,46 miliardi di dollari (1,22 miliardi di euro) di entrate da sponsorizzazioni aziendali, secondo i nuovi dati di IEG, l'agenzia di marketing e strategie di mercato con base a Chicago che ha certificato che la NBA ha aumentato la propria attività di sponsorizzazione di oltre il 6% su base annua, chiudendo un periodo di tre anni in cui le entrate della sponsorizzazione della lega sono aumentate di quasi la metà. Solo la Major League Soccer ha registrato un tasso di crescita più elevato delle entrate delle sponsorizzazioni dal 2018.

L'NBA è al secondo posto tra le proprietà sportive professionistiche nordamericane per sponsorizzazione totale, dietro a 1,62 miliardi di dollari della NFL, ma davanti a 1,1 miliardi di dollari della Major League Baseball e 676 milioni di dollari della National Hockey League. "Le entrate della sponsorizzazione NBA sono vicine a raggiungere le vette della preminente National Football League che ha avuto entrate totali dalla sponsorizzazione di $ 1,62 miliardi la scorsa stagione - ha affermato Peter Laatz, amministratore delegato globale di IEG - . Il potere delle stelle, il numero di partite, la varietà di risorse sponsorizzabili e la popolarità globale della NBA contribuiscono alla continua crescita della lega".

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DIRITTI TV, UN PIATTO DA 75 MILIARDI DI DOLLARI - L'attenzione ora si sposta sul (ricco) rinnovo dei diritti televisivi. Dopo il contratto record da 100 miliardi in 11 anni strappato dalla Nfl, ora si parla della Nba. Come riporta CNBC, la massima lega cestistica mondiale punta a un accordo da 75 miliardi di dollari (circa 65 miliardi di euro), triplicando l’attuale contratto da 24 miliardi (circa 20 miliardi di euro) per circa 2,6 miliardi di dollari annui fino al termine della stagione 2024/25. L’Nba sarebbe alla ricerca di un contratto dalla durata di nove anni, che dovrebbe generare entrate tra i 7 e gli 8 miliardi annui, ponendo la lega appena dietro alla sola NFL in termini di introiti dai diritti audiovisivi.

Adam Silver, illuminato Commissioner Nba, pensa invece ad un secondo sponsor sulle maglie, affare che già fruttato oltre 150 milioni di dollari alle 30 franchigie in questi tre anni. E, a proposito di "patch" sulle maglie ufficiali, arriva dai Milwaukee Bucks l'annuncio che Motorola ha firmato un accordo pluriennale per diventare il suo sponsor di maglia a partire dai playoff in corso. Motorola, con sede nell'Illinois, diventerà anche il partner ufficiale per smartphone mobile del team e si unirà alla lista dei partner fondatori dei Bucks e del suo Fiserv Forum. L'azienda di telecomunicazioni statunitense diventa in questo modo il sesto partner, entrando a far parte di Fiserv stessa, MolsonCoors, BMO, Johnson Controls e Froedtert & the Medical College of Wisconsin. 

Motorola è anche sponsor di maglia dei Brooklyn Nets e degli Indiana Pacers. Gli accordi sulle "toppe" della maglia collettivamente hanno contribuito ad aumentare la sponsorizzazione totale della NBA di quasi il 70 per cento dal 2016-17, l'ultima stagione prima della loro introduzione. "Alcune squadre ottengono più di 15 milioni di dollariall'anno per le toppe della maglia", ha aggiunto Laatz.

IL PROTOCOLLO E IL PUBBLICO NELLE ARENE - La Nba aveva inviato prima dell'inizio della nuova stagione un memo alle 30 franchigie con il rigido protocollo sanitario da rispettare. Questo protocollo ha funzonato: sono stati pochissimi i casi di giocatori o membri degli staff colpiti dal Covid19 e, complice anche il successo che la campagna vaccinale sta avendo negli Stati Uniti, l'apertura al pubblico è diventata realtà. I playoff dimostrano che le cose stanno andando ancora meglio. Evitata pertanto l'idea di una "bolla" come quella ad Orlando della passata stagione, altro esempio di efficenza tipica statunitense: oltre cento giorni di permanenza di squadre, staff, addetti alle puzie, catering e zero contagi da Coronavirus. Un’operazione costata 180 milioni di dollari, ma che, secondo quanto riportato da Sports Business Daily, a fronte di questa spesa, avrebbe evitato perdite pari a 1.5 miliardi di dollari, anche se dovrà comunque affrontare una perdita complessiva di circa un miliardo di dollari per la cancellazione di 258 gare di regular-season. Il buco più grosso deriva dalla mancata vendita dei biglietti e dalle altre spese sostenute dai tifosi nelle arene durante le partite. Voci che valgono il 40 per cento degli incassi complessivi della NBA, pari a circa 700 milioni di dollari.

 I dati IEG hanno infine rilevato che le categorie più attive all'interno della NBA sono assicurazioni, vendita al dettaglio e birra e vino/alcolici, con ogni categoria che detiene più di 70 accordi individuali. State Farm, Anheuser-Busch e Verizon sono stati i marchi più attivi in ​​base al numero di accordi e ogni azienda ha stretto patti con almeno 20 delle 30 squadre NBA.

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 Marino Petrelli 

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