Lebron falso positivo. Vaccinato il 96% dei giocatori

Lebron James è un falso positivo. Tornato con un volo privato da Sacramento ha sostenuto otto tamponi tutti negativi, quindi esce dal protocollo anti Covid-19 imposto dalla Nba e sarà a disposizione già per il derby tra i Lakers e i Clippers. Inizialmente, James era risultato positivo al coronavirus la notte prima della partita in casa dei Kings. James, vaccinato “per il bene della squadra” (come aveva annunciato lui stesso a inizio stagione), sarebbe dovuto stare fuori almeno 10 giorni come da protocollo, ma la produzione di due tamponi negativi a distanza di 24 ore l’uno dall’altro lo rendono di nuovo disponibile . Un beme per i Lakers perchè dall'inizio stagione Lebron ha giocato appena la metà delle partite disputate dai giallo viola. Un'assenza che potrebbe pesare per la squadra, fino adesso molto al di sotto delle proprie possibilità e potenzialità.

L’Nba ha alzato il livello di attenzione sul Covid nei giorni immediatamente precedenti e successivi alla festività del Giorno del Ringraziamento (25 novembre), tradizionale momento dell’anno negli Usa in cui le famiglie si riuniscono. Per l’occasione, la lega, in accordo con l’associazione giocatori, ha previsto tamponi quotidiani tra il 24 novembre e il primo dicembre anche per giocatori vaccinati con doppia dose come James. Recentemente, aggiunge ancora Chinellato, Lega e associazione giocatori hanno avviato la campagna di sensibilizzazione per la terza dose di vaccino: la scelta finale spetta ancora una volta agli atleti, ma in caso decidano di non sottoporsi alla terza dose per loro entra in vigore il protocollo per i non vaccinati che prevede tamponi quotidiani e una serie di limitazioni ai movimenti sia in casa che in trasferta.

PROTOCOLLO ANTI COVID, VACCINO PER (QUASI) TUTTI - "Il 96 per cento dei giocatori si è vaccinato, mi sarebbe piaciuto che tutti accettassero l'obbigo vaccinale come hanno fatto gli arbitri", aveva dichiarato Adam Silver. E sul caso Irving è stato molto chiaro: "Mi auguro che alla fine decida di vaccinarsi, perché vorrei vederlo giocare e vorrei vedere i Nets scendere in campo al completo. Sappiamo che la posizione di un giocatore ha influenza sui tifosi ed è per questo che mi auguro che tutti i giocatori, alla fine, decidano di vaccinarsi. Il problema di Irving però al momento è con i regolamenti della città di New York, non con i nostri: l’Nba, assieme all’associazione giocatori, ha varato un regolamento preciso e intende applicarlo".

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Le linee-guida anti-covid stilano una lunga serie di restrizioni riservate soltanto a chi ha scelto di non aderire alla campagna vaccinale. I giocatori non vaccinati dovranno sottoporsi a tampone in occasione di ogni partita e allenamento (quindi anche due volte al giorno, a seconda degli impegni della squadra), mentre chi ha già ricevuto la doppia dose sarà esentato dai test, ad eccezione se sussiste una chiara evidenza sintomatica di infezione in corso. In aggiunta, i giocatori non vaccinati saranno costretti a osservare una quarantena di almeno sette giorni se venuti in contatto stretto con un positivo al coronavirus, un obbligo non necessario, invece, per i vaccinati, cui basterà risultare negativi al test.

I non vaccinati dovranno mangiare a una distanza di almeno due metri dai compagni di squadra vaccinati e viaggiare in sezioni separate di autobus e aerei durante le trasferte e gli spostamenti pre e post-partita verso i palazzetti. Head-coach, membri dello staff tecnico e arbitri dovranno necessariamente essere vaccinati con doppia dose, così come gli ufficiali di campo e gli addetti ai palazzetti, a loro volta tenuti a mantenere una distanza di sicurezza di 15 piedi (4.5 metri) dai giocatori.

A bordocampo torneremo a vedere le classiche panchine, senza distanziamento tra giocatori e l'assegnazione di posti fissi. Al personale di gara, dagli ufficiali di campo agli addetti alla cura del parquet, sarà comunque richiesto l'utilizzo delle mascherine, almeno nella prima parte del campionato. 

1,46 MILIARDI DI DOLLARI DA NUOVI SPONSOR -Nonostante l'impatto che il Covid-19 ha generato sulla passata stagione, la National Basketball Association e le sue 30 squadre hanno generato 1,46 miliardi di dollari (1,22 miliardi di euro) di entrate da sponsorizzazioni aziendali, secondo i nuovi dati di IEG, l'agenzia di marketing e strategie di mercato con base a Chicago che ha certificato che la NBA ha aumentato la propria attività di sponsorizzazione di oltre il 6% su base annua, chiudendo un periodo di tre anni in cui le entrate della sponsorizzazione della lega sono aumentate di quasi la metà. Solo la Major League Soccer ha registrato un tasso di crescita più elevato delle entrate delle sponsorizzazioni dal 2018.

I dati IEG hanno rilevato che le categorie più attive all'interno della NBA sono assicurazioni, vendita al dettaglio e birra e vino/alcolici, con ogni categoria che detiene più di 70 accordi individuali. State Farm, Anheuser-Busch e Verizon sono stati i marchi più attivi in ​​base al numero di accordi e ogni azienda ha stretto patti con almeno 20 delle 30 squadre NBA.

L'NBA è al secondo posto tra le proprietà sportive professionistiche nordamericane per sponsorizzazione totale, dietro a 1,62 miliardi di dollari della NFL, ma davanti a 1,1 miliardi di dollari della Major League Baseball e 676 milioni di dollari della National Hockey League. "Le entrate della sponsorizzazione NBA sono vicine a raggiungere le vette della preminente National Football League che ha avuto entrate totali dalla sponsorizzazione di $ 1,62 miliardi la scorsa stagione - ha affermato Peter Laatz, amministratore delegato globale di IEG - . Il potere delle stelle, il numero di partite, la varietà di risorse sponsorizzabili e la popolarità globale della NBA contribuiscono alla continua crescita della lega".

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DIRITTI TV, UN PIATTO DA 75 MILIARDI DI DOLLARI - L'attenzione ora si sposta sul (ricco) rinnovo dei diritti televisivi. Dopo il contratto record da 100 miliardi in 11 anni strappato dalla Nfl, ora si parla della Nba. Come riporta CNBC, la massima lega cestistica mondiale punta a un accordo da 75 miliardi di dollari (circa 65 miliardi di euro), triplicando l’attuale contratto da 24 miliardi (circa 20 miliardi di euro) per circa 2,6 miliardi di dollari annui fino al termine della stagione 2024/25. L’Nba sarebbe alla ricerca di un contratto dalla durata di nove anni, che dovrebbe generare entrate tra i 7 e gli 8 miliardi annui, ponendo la lega appena dietro alla sola NFL in termini di introiti dai diritti audiovisivi.

Silver pensa ad un secondo sponsor sulle maglie, affare che già fruttato oltre 150 milioni di dollari alle 30 franchigie in questi tre anni. E, a proposito di "patch" sulle maglie ufficiali, arriva dai Milwaukee Bucks l'annuncio che Motorola ha firmato un accordo pluriennale per diventare il suo sponsor di maglia a partire dai playoff in corso. Motorola, con sede nell'Illinois, diventerà anche il partner ufficiale per smartphone mobile del team e si unirà alla lista dei partner fondatori dei Bucks e del suo Fiserv Forum. L'azienda di telecomunicazioni statunitense diventa in questo modo il sesto partner, entrando a far parte di Fiserv stessa, MolsonCoors, BMO, Johnson Controls e Froedtert & the Medical College of Wisconsin. Gli accordi sulle "toppe" della maglia collettivamente hanno contribuito ad aumentare la sponsorizzazione totale della NBA di quasi il 70 per cento dal 2016-17, l'ultima stagione prima della loro introduzione. "Alcune squadre ottengono più di 15 milioni di dollariall'anno per le toppe della maglia", ha aggiunto Laatz.

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 Marino Petrelli 

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