Tax credit, come funziona. Lo sport di base escluso

126476_fsfsfsfsDetto, fatto. Come aveva anticipato (e garantito) Roberto Gualtieri, ministro dell'Economia, durante l'incontro con il "Comirato 4.0", che racchiude le leghe sportive italiane, il credito di imposta per le sponsirizzazioni sportive è entrato nel cosiddetto "Decreto agosto". In particolare, l'articolo 79 parla di “Incentivo per gli investimenti pubblicitari in favore di leghe e società professionistiche o leghe e società sportive dilettantistiche”

Il dettaglio della norma valida per l’anno 2020 e riservata ad imprese o enti non commerciali che investano in pubblicità e sponsorizzazioni su leghe che organizzano campionati di discipline olimpiche, tra cui anche il basket, prevede un contributo sotto forma di credito d’imposta pari al 50 per cento degli investimenti effettuati tra l’1 luglio e il 31 dicembre fino al plafond di 60 milioni di euro stabilito dal comma 6, poi aumentato a 90 milioni. In caso di insufficienza dei fondi disponibili in base alle richieste ammesse, si proporrà alla ripartizione in misura alle disponibilità.

Oggi però, secondo quanto scrive il Corriere dello Sport arriverebbe una mezza doccia fredda per una parte dello sport italiano. Il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, chiedeva infatti finanziamenti a pioggia sullo stile del bonus da 600 euro per i collaboratori, ma il collega all’economia Gualtieri ha rifiutato il concetto di "suddiarietà pura". Nell'articolo 81 del Decreto, infatti, è previsto che potranno beneficiare del credito di imposta solamente le società che sono regolarmente iscritte al Coni, che svolgono attività giovanile, ma soprattutto che abbiano avuto un volume d’affari nel 2019 tra i 200 mila e i 15 milioni di euro l’anno. Non solo: il finanziamento sarà riservato solamente a sponsorizzazioni da almeno 10 mila euro. Tutto questo per salvaguardare i grandi investimenti delle aziende, dando di fatto la priorità allo sport di vertice.

Da questo provvedimento sarebbero quindi escluse tutte quelle società che aderiscono al regime previsto dalla legge n. 398 del 16 Dicembre 1991, che prevede un vantaggio in termini di regime fiscale agevolato a fronte di una contabilità semplificata, ma rende allo stesso tempo più complicata la tracciatura delle entrate e delle uscite. Quindi, buona parte delle società minori.

 COME FUNZIONA IL CREDITO DI IMPOSTA - Lo spiega bene Gabriele Sepio in un articolo su Il Sole 24 Ore. Il beneficio consiste in un credito d'imposta pari al 50% dell'investimento effettuato a partire dal 1° luglio fino alla fine del 2020 da parte di imprese, lavoratori autonomi ed enti non commerciali. Si accede al credito, come detto, se l'investimento supera la misura minima di 10 mila euro e il pagamento è effettuato con sistemi di pagamento tracciabili. La particolarità è che, a differenza di altri crediti di imposta, non è previsto alcun limite per l'erogante, il quale potrà, dunque, beneficiare del bonus senza un importo minimo rapportato al proprio reddito complessivo dichiarato. 

Unico limite posto dalla norma è legato all'ipotesi di insufficienza delle risorse, pari a 9 milioni di euro, rispetto alle richieste presentate. Solo in tal caso il limite individuale sarà pari al 5 per cento del totale delle risorse (4,5 milioni di euro). Altro profilo da considerare è che il credito d'imposta è astrattamente cumulabile con qualsiasi altro incentivo o beneficio fiscale. Si tratta di una condizione piuttosto anomala rispetto ai bonus concessi per sostenere determinate iniziative e settori: si pensi, solo per fare un esempio, all'art.o allo sport bonus. 

A meno che il decreto attuativo previsto per rendere operativa la misura non dia indicazioni diverse sul punto (circostanza che dovrebbe escludersi vista la limitata portata del decreto), chi eroga potrà sommare al 50% anche la deduzione integrale dell'importo a titolo di spesa di pubblicità. La norma infatti riprendendo il tenore dell'articolo 90, comma 8, della legge 289/2000, introduce una presunzione legale tale per cui, a prescindere dall'importo erogato, la spesa si considera deducibile come "pubblicità, volta alla promozione dell'immagine, dei prodotti o servizi del soggetto erogante mediante una specifica attività della controparte".

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EMEDAMENTO A COSTO ZERO PER LO STATO - Senza certezze e senza l’apporto degli sponsor, dicono i presidenti del Comitato 4.0, un terzo delle società e delle associazioni sportive non sarebbe certa di rinnovare l’iscrizione alla prossima stagione sportiva. A sostegno del loro ragionamento, ripropongono ancora una volta i risultati di uno studio che ha messo in evidenza come si tratterebbe di un costo sostanzialmente neutrale per le casse dello Stato.

Emerge infatti che i ricavi da sponsorizzazione delle società ed associazioni sportive attive nell’ambito di discipline ammesse ai Giochi olimpici, con ricavi prodotti in Italia compresi tra i 200 mila e 15 milioni di euro annui, sono stimabili complessivamente in circa 400 milioni di euro. Applicando un credito di imposta pari al 50 per cento del valore delle sponsorizzazioni di entità superiore ai 10 mila euro, come richiesto dalle leghe partecipanti al Comitato, risulterebbe un costo per l’erario pari a 96 milioni di euro.

Tuttavia, si tratterebbe di un costo sostanzialmente neutrale per le casse dello Stato: il costo, in termini di minori entrate, relativo al finanziamento del credito di imposta per le sponsorizzazioni sportive, sarebbe infatti compensato dalla salvaguardia del potenziale gettito fiscale e contributivo di società ed associazioni sportive di medie dimensioni. Al contrario, nel caso in cui non fossero previste misure strutturali a favore dello sport di territorio, la perdita di gettito fiscale e contributivo sarebbe consistente, e ciò sarebbe dovuto a due fattori: il mancato rinnovo dell’iscrizione da parte di alcune squadre alla prossima stagione sportiva, fattispecie con effetti strutturali; la riduzione del volume d’affari a causa della crisi causata dall’emergenza sanitaria.

L’“effetto strutturale” è stato stimato mediante una indagine condotta su un campione di 214 società: il 31 per cento ha dichiarato che sta valutando se rinnovare l’iscrizione alla prossima stagione sportiva. La perdita di gettito fiscale, derivante dal mancato rinnovo dell’iscrizione ammonterebbe a 73 milioni di euro. Oltre alla perdita di gettito derivante dal mancato rinnovo dell’iscrizione, è stato stimato l’effetto derivante da una contrazione del volume di affari delle squadre iscritte: i soggetti coinvolti nell’indagine hanno stimato una riduzione pari a circa il 26 per cento, corrispondente a 39 milioni di gettito. Alla luce di quanto sopra, l’effetto complessivo di minor gettito fiscale per lo Stato, per la prossima stagione sportiva, potrebbe ammontare a circa 112 milioni di euro, di cui 73 milioni di euro “strutturali”, con effetto anche negli anni successivi.

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Marino Petrelli 

credit photo: Lega Basket

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