Porte (semi) aperte. Da lunedì si rischia la chiusura totale

immagini.quotidiano.netLa prima partita con pubblico in un palasoprt italiano dopo sei mesi dall'ultima volta è stata alla Unipol Arena. C'erano "appena" 590 spettatori ad assistere a UnaHotels Reggio Emilia contro Foritudo Bologna. Come si vede nella foto de Il Resto del Carlino, tutti con mascherina, distanziati all'interno del palasport e impossibilitati a lasciare il proprio seggiolino. Si poteva andare in bagno uno alla volta e rigorosamente con la mascherina indossata, mentre per avere da bere si è docuto chiamare gli addetti alle vendite che giravano sugli splati dal momento che i bar fissi erano chiusi. Nessun problema particolare (un termoscanner all'ingresso si è inceppato, ma è stato sostitutio in pochi minuti), il basket ricomincia così.

La replica  al Taliercio per l'esordio in Supercoppa della Reyer Venezia contro la De Longhi Treviso e all'Allianz Arena per la partita tra Trieste e Trento. Poi sono arrivati i 1600 spettatori delle semifinali di Supercoppa e i poco più di 2000 per la finale vinta dall'Olimpia Milano sulla Segafredo Bologna. Infine, i 700 del Taliercio tra Venezia e Brindisi e i 678 al Pala Verde, come raccontato dal notro Matteo Vettori (leggi qui il resoconto)

NUOVO DPCM IN ARRIVO, SPORT SENZA PUBBLICO? Nella Conferenza delle Regioni della scorsa settimana si era discusso di una proposta di un documento recante: “linee guida per la ripresa degli sport di contatto”, e un'altra proposta di documento recante: “linee guida per la partecipazione del pubblico agli eventi sportivi”. Ma era rimasto tutto senza seguito in attesa di un nuovo Dpcm che dovrebbe arrivare lunedì e che, secondo quanto apprende la nostra redazione, dovrebbe contenere una norma unica che impedirà l'accesso in stadi e palasport e bloccherà eventuali ordinanze regionali che rischiano di andare in contrasto con le decisioni centrali.

In attesa di lunedì prossimo, le Regioni in questo fine settimana andranno in ordine sparso. L’Emilia Romagna ha esteso anche al prossimo weekend l’ordinanza che prevede il 25 per cento di capienza per la gara di domenica tra Fortitudo Bologna e Varese e per due partite di pallavolo. Di conseguenza la società del presidente Pavani ha messo in vendita i circa 2100 posti disponibili sugli 8900 di capienza dell’Unipol Arena. Stessa cosa in Lombardia con 700 spettatori per le partite a Cremona, Brescia, Milano e Cantù, saranno addirittura 1000 a Trento, grazie all'ordinanza della Provincia Autonoma. Nulla da fare, al momento, in Puglia dove Nando Marino, presidente della New Basket Brindisi aveva chiesto già lunedì scorso al sindaco Rossi e al riconfermato presidente della Regione, Michele Emiliano, un'ordinanza simile. Il Pala Pentassuglia sarà dunque senza pubblico e con un numero di giornalisti ridotti e anche selezionati. 

Il Comitato 4.0, formato dalla Lega Pro, Lega Basket, Lega Pallavolo, Lega Nazionale Pallacanestro, Lega Pallavolo femminile, Lega Basket femminile e Fidal Runcard aveva fatto appello al Governo per essere coinvolto nel processo di riapertura degli eventi sportivi al pubblico. Oggi, esprime grande preoccupazione relativa alle misure di contenimento del contagio per l’accesso agli impianti sportivi. Se dovesse essere confermata la misura attuale dei 1000 spettatori all’aperto e dei 200 al chiuso fino al termine dello stato d’emergenza che il Governo ha dichiarato di voler estendere fino al 31 gennaio, lo sport di territorio professionistico e dilettantistico non sopravviverebbe - dicono dal Comitato -. Le nostre società salterebbero una ad una, e con esse l’indotto sociale, occupazionale ed economico che creano”. 

Da qui, una proposta: aperture al 25 per cento di tutti gli impianti sportivi fino a 10 mila spettatori, che nella maggior parte dei casi, considerando capienze inferiori, significa non più di 1000-1500 spettatori presenti. In serie A solo il Forum di Assago e il PalaEur di Roma superano questa soglia. Al momento, il pubblico negli stadi e nei palasport non è una priorità rispetto alla scuola e altre attività.  Ma "l basket non è come il calcio che può vivere di ingenti diritti tv. Possibile che allo sport non si spieghi mai il “perché no”? - si chiede Gianni Petrucci -. Noi chiediamo un percentuale di spettatori rispetto alla capienza degli impianti, con le dovute garanzie dal punto di vista sanitario". 

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QUANTO SI PERDE SENZA PUBBLICO - Facendo riferimento ai dati della stagione 2019/20, l’incasso medio lordo (comprensivo di Iva e diritti SIAE) calcolato sui dati emessi da Lega Basket per le 17 giornate del girone d’andata (ma comunque sempre su 8 partite come quest’anno a 16 squadre) è di 494.764 euro a domenica. Calcolando una capienza ridotta al 25% come base di partenza, ci sarebbe una perdita complessiva stimabile attorno ai 370 mila euro a giornata, che potrebbe raggiungere i 5,57 milioni di euro se la riduzione degli ingressi dovesse essere mantenuta per tutte le 15 giornate del girone d’andata. 

Le più penalizzate, secondo un'analisi di Superbasket, sarebbero le due bolognesi: a metà della stagione passata la Virtus capeggiava la classifica dei ricavi da botteghino con 1,532 milioni lordi, frutto anche delle 5 gare disputate alla Virtus Segafredo Arena per una media di 7695 spettatori (tra paganti e quota abbonati). Ogni partita fruttava alla Segafredo un ricavo di 191.504 euro, davanti alla Fortitudo Bologna con 117.960 per un totale di 943 mila euro lordi complessivi. Voci che nella concreta possibilità di una partenza a capienze ridotte potrebbero ridursi anche del 75 per cento con innegabili ricadute sull’equilibrio dei conti: un esempio pratico ipotizzando capienze per due mesi al 25% e due mesi al 50% fino alla fine del girone d’andata, i ricavi della Virtus (calcolati su 8 partite) calcolando il tutto esaurito in ogni circostanza si aggirerebbero attorno ai 570 mila euro, quasi un milione in meno rispetto alla cifra lorda incassata nella stagione passata.

Nel rateo dei ricavi a partita al terzo posto c’era Sassari con 80.861 euro di media, al quarto Milano con 72.087, poi Reggio Emilia con 71.013, Trieste (68.803), Varese (60.008), Brescia (55.173), Brindisi (51.150) e Treviso (50.003). Sotto quota 50mila euro a partita invece Pesaro (39.362), Venezia (37.690), Trento (34.462), Cantù (31.136), Roma (29.329) e Cremona (29.152).

Se a questo aggiungiamo che, da protocollo sanitario validato dalla Fip e accettato dal Cts, ogni attività sanitaria e sanificatoria (tamponi ogni tre, quattro giorni per giocatori e staff, sanificazione quotidiana di tutti gli ambienti comuni, mascherine e altri dispositivi di protezione personale) per ogni squadra potrebbe costare tra i 10 e i 15 mila euro al mese, ecco che i costi rischiano di travolgere il basket italiano, e lo sport in generale, soprattutto se continuerà a non esserci pubblico. 

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 Marino Petrelli 

photo: Schicchi/ Quotidiano.net

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