Capienze e sostegni, il Governo maltratta lo sport

imgIl primo giugno 2021 è stata la data simbolo della ripartenza dello sport italiano con i primi spettatori ufficiali negli stadi e nei palasport, anche se gli Internazionali di tennis a Roma avevano fatto da apripista qualche giorno prima come dimostra la nostra foto di copertina. Da quel giorno la situazione era migliorata, anche se non del tutto. A settembre uno spiraglio: 75% per cento negli stadi e 60% nei palasport. Con i casi di Covid19 che a causa della variante Omicron sono schizzati prima a 100 mila il 29 dicembre 2021 poi a quasi 200 mila in tutto gennaio e le ospedalizzazioni, sia in terapia intensiva che nei reparti ordinari, sono aumentate di oltre il 20 per cento nelle ultime due settimane, si è tornati clamorosamente indietro: stadi e arene all'aperto al 50 per cento, palasport al 35.

Il Comitato 4.0, che racchiude le leghe professionistiche più importanti dello sport italiano, si era detto da subito "irritato ed arrabbiato dal provvedimento". La scelta che la salvaguardia della salute sia il bene fondamentale nel nostro Paese è fuori discussione, dice il comunicato, ma "da qui la scelta deve avere una conseguenza logica e coerente: andare verso l’obbligatorietà delle vaccinazioni. Gli aveva fatto eco l'assemblea dei presidenti di Lega A che aveva chiesto il ripristino, nel più breve tempo possibile, del precedente limite di capienza del 60 per cento per ridurre, almeno in parte, la persistente penalizzazione dei propri bilanci, già messi a dura prova dalla totale assenza di misure di intervento sia di emergenza - che prevedano immediati ristori per i mancati incassi da botteghino - sia strutturali come la reintroduzione del credito d'imposta per le sponsorizzazioni, unica forma di aiuto , seppure indiretto (ma esclusa nel bilancio dello Stato appena approvato per il 2022), insieme ad un rimborso dei costi sanitari sostenuti di difficile ottenimento, concessa finora dal Governo.

Proprio ieri, il decreto “sostegni ter” ha stanziato circa 100 milioni di euro per lo sport italiano, di cui però più della metà appartengono al “fondo unico a sostegno del potenziamento del movimento sportivo italiano” già esistente, che il decreto autorizza a usare “parzialmente”. Secondo La Gazzetta dello Sport, la sottosegretaria Valentina Vezzali si è spesa per avere di più, ma senza successo. Ci sono 20 milioni di credito d’imposta, che di fatto andranno a basket e pallavolo e 20 milioni per le spese sanitarie (tamponi e simili). "Un’elemosina irricevibile. Il governo ha dimenticato ancora una volta lo sport professionistico che in un contesto del genere ha costi sempre più insostenibili", così Gianni Petrucci, presidente della Fip. Lo sport italiano ha avuto poco meno di 2,5 miliardi e mezzo dall'inizio della pandemia a oggi rispetto agli otto stanziati dalla Francia. Soldi sempre frammenati e mai con provvedimenti legati alle perdite reali. Ad esempio, sempre in Francia, i mancati introiti da biglietteria sono stati al centro della politica governativa che ha stanziato 107 milioni nel 2020, 110 nel 2021 e una cifra analoga in via di stanziamento per il 2022. 

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L'EUROPA RIAPRE AL 100% - Con l’ondata Omicron in fase discendente praticamente in tutta Europa, parecchi paesi hanno deciso di togliere la maggior parte delle restrizioni Covid-19, facendo tornare i propri cittadini a una vita pressochè normale. Questo ha impatto anche sulla capienza degli eventi sportivi. E’ il caso della Francia, dove dal 2 febbraio la capienza degli eventi sportivi torna al 100%, così come dell’Irlanda – che ieri ha annunciato la fine delle restrizioni da domani, compreso il ritorno al 100% della capienza. L’Inghilterra ovviamente fa storia a sè, dato che dallo scorso luglio il 100% di capienza non è mai stato toccato, cosa che, incidentalmente, non ha avuto un particolare impatto sulle ondate Delta e Omicron (che hanno avuto lo stesso andamento di paesi con percentuali di vaccinati simili) e sui carichi sanitari inglesi.

Facendo riferimento ai dati della stagione 2019/20, l’incasso medio lordo (comprensivo di Iva e diritti SIAE) calcolato sui dati emessi da Lega Basket per le 17 giornate del girone d’andata (ma comunque sempre su 8 partite come quest’anno a 16 squadre) è di 494.764 euro a domenica. Calcolando una capienza ridotta al 35% come base di partenza, ci sarebbe una perdita complessiva stimabile attorno ai 370 mila euro a giornata, che potrebbe raggiungere i 5,57 milioni di euro se la riduzione degli ingressi dovesse essere mantenuta per tutte le 15 giornate del girone d’andata.

Le più penalizzate, secondo un'analisi di Superbasket, sarebbero le due bolognesi: a metà della stagione passata la Virtus capeggiava la classifica dei ricavi da botteghino con 1,532 milioni lordi, frutto anche delle 5 gare disputate alla Virtus Segafredo Arena per una media di 7695 spettatori (tra paganti e quota abbonati). Ogni partita fruttava alla Segafredo un ricavo di 191.504 euro, davanti alla Fortitudo Bologna con 117.960 per un totale di 943 mila euro lordi complessivi. Voci che nella concreta possibilità di una partenza a capienze ridotte potrebbero ridursi anche del 75 per cento con innegabili ricadute sull’equilibrio dei conti: un esempio pratico ipotizzando capienze per due mesi al 25% e due mesi al 50% fino alla fine del girone d’andata, i ricavi della Virtus (calcolati su 8 partite) calcolando il tutto esaurito in ogni circostanza si aggirerebbero attorno ai 570 mila euro, quasi un milione in meno rispetto alla cifra lorda incassata nella stagione passata.

Nel rateo dei ricavi a partita al terzo posto c’era Sassari con 80.861 euro di media, al quarto Milano con 72.087, poi Reggio Emilia con 71.013, Trieste (68.803), Varese (60.008), Brescia (55.173), Brindisi (51.150) e Treviso (50.003). Sotto quota 50 mila euro a partita invece Pesaro (39.362), Venezia (37.690), Trento (34.462), Cantù (31.136), Roma (29.329) e Cremona (29.152).

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IL BASKET PIACE, MA BISOGNA MONETIZZARE -  A sostegno della Lega, è arrivato un interessante studio di Sponsor Value di StageUp e Ipsos certifica come gli interessati alla serie A di basket siano cresciuti costantemente nel corso decennio, persino all’epoca del Covid. Su un campione rappresentativo della popolazione italiana tra i 14 e i 64 anni, gli interessati alla pallacanestro italiana sarebbero attualmente 11 milioni e 579 mila, con un incremento del 4,7% negli ultimi 10 mesi. Il merito sarebbe proprio attribuibile al lockdown. La pallacanestro è uno sport affascinante in termini di eleganza del gesto di spettacolarità e muove interessi crescenti in termini di comunicazione, ma non si è ancora riusciti a monetizzare, dice la ricerca. 

In pratica, si deve "aumentare la fidelizzazione del pubblico e muoversi in una direzione più glamour. Inoltre si può pensare a nuove forme di business che possano portare ricavi a distanza per fronteggiare il divieto di pubblico nei palazzetti". L’esempio, manco a dirlo, è quello di Bologna e le interazioni dei social network alla presentazione di Marco Belinelli, nonché la spasmodica attesa per l’esordio di un campione che conta, da solo, 1 milione e 350 mila followers. Quindi, “la Lega Basket e i club devono cercare di passare di più attraverso gli atleti, che sono grandi produttori di contenuti e la quintessenza dell’emozione”. 

Eppure, non è tutto rose e fiori. Anzi la pandemia ha allontanato ancora di più gli italiani dallo sport praticato. Lo certificano due indagini Ipsos in merito all’incidenza del Covid sullo sport commissionate da Sport e Salute e dal dipartimento Sport. Lo sport è considerato molto importante dal 75 per cento dei genitori dei ragazzi più piccoli (6-13 anni) e dal 59 per cento di quelli più grandi (14-19) e durante la pandemia è stato giudicato ancora più importante nonostante la consapevolezza rischi. Ma se gli attivi pre-Covid, “erano il 73 per cento nella fascia 6-13, il 59 per cento in quella 14-19 e il 20% tra gli adulti, poi con la pandemia gli abbandoni sono stati molto elevati: il 48% tra i piccoli, il 30% tra i ragazzi e il 26% tra gli adulti. Un terzo di coloro che hanno continuato ha cambiato attività e più della metà ha cambiato modo di fare sport, con attività all’aperto e home fitness. Tra chi ha lasciato tanti (69% tra i giovanissimi e 55% tra i ragazzi) provano tristezza, 58 e 53 apatia, 56 e 40 ansia". Con la riapertura, dice però l'indagine, c’è quasi un plebiscito che non vede l’ora di tornare a fare sport.

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 Marino Petrelli  

photo: La Presse /Sky.it

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