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La Virtus in Fiera. Prove tecniche di Eurolega

Un impianto temporaneo da quasi novemila posti (8970 per la precisione) per ospitare cinque partite, per ora, e poi si vedrà. E’ questa l’idea della “Virtus Arena in Fiera” che verrà “battezzata” domenica prossima con il match tra la Segafredo e Treviso, e dove si giocheranno tra l’altro due partite molto sentite, il derby il giorno di Natale e il match contro la Milano di Ettore Messina il 29 dicembre. Ma anche la partita contro la Happy Casa Brindisi in programma il 15 dicembre.

Si tratta di un’idea decisamente innovativa, che come tutte le idee innovative sta dividendo il pubblico bianconero tra favorevoli e contrari.  La questione è semplice, sulla carta: la capienza dello storico PalaDozza, 5570 posti, sta iniziando ad andare stretta ai bianconeri, che sfiorano i 5000 abbonati e che per molte partite di cartello hanno più richieste dei posti disponibili. Inoltre, viste le ambizioni della società di tornare in Eurolega - magari già dalla prossima stagione per meriti sportivi o grazie a una wildcard - un palasport più grande si rendeva necessario a breve termine. Cosa fare, vista l’indisponibilità della Unipol Arena di Casalecchio, il cui calendario è pieno di concerti ed eventi. Da qui l’idea della Fiera. Una collaborazione tra la Virtus e l’ente fieristico bolognese che andrà anche oltre, dato che per il futuro l’idea è quella di costruire anche un nuovo palasport “definitivo” per la Virtus proprio nell’area della Fiera di Bologna. 

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Ma intanto, questo impianto temporaneo: inizialmente era coinvolta anche la Fortitudo, che però si è sfilata in corso d’opera, anche per il fortissimo dissenso dei propri tifosi, che pur giocare il derby casalingo al PalaDozza probabilmente si auto-tasseranno. L’impianto, che sta venendo ultimato a tempo di record da specialisti del settore come Nussli - e acquistando il parquet utilizzato a Bari per la Supercoppa - verrà svelato domani, ma già girano foto e immagini e un’idea ce la si può fare. Vista la struttura particolare dei due capannoni, che sono bassi e larghi, le tribune sono state adattate. Le “curve” sono state lasciate uguali a quelle del PalaDozza, per scelta, mentre sui lati “lunghi” del campo ci sono ben quattro settori. 

Il dubbio principale degli scettici è la visibilità degli spettatori nelle ultime file. In merito l’AD bianconero Baraldi ha garantito, spiegando che i progettisti sono stati incaricati di effettuare misure con il laser e prove di visibilità proprio in tal senso, per garantire a tutti gli spettatori una distanza dal campo accettabile e una buona visibilità. Come costi, si parla di circa 700 mila euro, equamente divisi tra Virtus ed ente Fiera. Una cifra non indifferente, ma di sicuro molto più bassa rispetto alle decine di milioni di euro che serviranno per costruire una nuova arena da zero. Inoltre, Baraldi ha spiegato che si tratta anche di un investimento. Parquet e strutture smontabili sono state acquistate una volta per tutte, e quindi l’impianto potrà essere smontato e rimontato ogni volta che ci sarà necessità, compatibilmente con gli impegni fieristici dei capannoni .

E’ chiaro che si pensa anche al futuro: di sicuro ai playoff di questa stagione, in cui ci sarà senz’altro molta richiesta di biglietti. E poi all’anno prossimo, stagione in cui la Virtus vorrebbe giocare in Eurolega, o per meriti sportivi (se riuscirà a raggiungere la finale di Eurocup) oppure chiedendo una wild card. E in questo caso, presentarsi dagli organizzatori con una struttura da quasi 9000 posti, in attesa del nuovo palasport che verrà, potrebbe fare la differenza.

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Bruno Trebbi

foto: www.bolognabasket.org 

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