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(La Virtus) Roma non si costruisce in un giorno

Con il turno di riposo e la conclusione del girone di andata, è possibile stilare un bilancio del campionato disputato sinora daila neopromossa Virtus Roma. Visto il numero dispari di squadre e l’ingarbugliata situazione del blocco centrale della classifica, è stato necessario il giro di boa per la definizione delle qualificate alle Final Eight e delle squadre a ridosso.

E’ apparsa quindi chiara la dimensione attuale della Virtus: escluse l’ultima e le prime due della classe, più staccate, Roma è nel gruppone in lotta per le varie posizioni, più vicina al fondo che all’alto. I suoi valori attuali non hanno permesso di spuntarla nella corsa ad un posto fra le prime 8, sognato a metà girone d’andata; sono però stati più che sufficienti per non ritrovarsi invischiati nei bassifondi della classifica, con l’obiettivo della salvezza che ad oggi sarebbe ampiamente raggiunto.

L’idea è stata quella di costruire la squadra con due riferimenti molto polarizzanti, di un ottimo livello già testato nel massimo campionato italiano e i compagni di squadra a giocarsi la propria occasione in una Serie A assaggiata per poco o nulla, come loro complementi. Davon Jefferson e Jerome Dyson hanno dato quello che ci si attendeva. Il primo ha mostrato una continuità di rendimento d’elite sotto le plance, confermandosi uno dei migliori del campionato per valutazione, quarto a 20.7 dopo aver chiuso da primo con 23.2 nella scorsa edizione. Il secondo ha trascinato la squadra (che ha vinto solo nelle 7 gare in cui l'ex Brindisi e Sassari ha segnato almeno 13 punti e raggiunto almeno 14 di valutazione), prendendosi la responsabilità della gestione dei possessi decisivi nei finali, con i tiri pesanti messi a segno contro Cremona e Cantù.

Per quanto riguarda i ragazzi chiamati a raccogliere la sfida posta loro dall’ottimo coach Bucchi, in 4 si sono conquistati spazio e credibilità: in un basket diventato ormai più perimetrale a tutti i livelli, Buford, Kyzlink, Baldasso e Alibegovic tirano tutti con oltre il 35 per cento da 3 punti, con lo statunitense a spiccare col suo 45.3 per cento, che gli vale il quarto posto nella specialità dell’intero torneo di A. Particolarmente apprezzabile è stato il salto di qualità del figlio di Teoman: Amar Alibegovic con la sua freschezza atletica e la sua solidità è un fattore decisivo per permettere alla Virtus di essere la terza squadra per rimbalzi catturati del campionato, con 40.1.

NON TUTTO ORO QUELLO CHE LUCCICA - Partendo dalle due stelle, Jefferson non replica le ottime prestazioni offensive nella metà campo difensiva mentre Dyson è costato tanti finali quanti ne ha risolti (aggiungendo un 23.2 per cento da 3 non proprio eccellente, considerando che si tratta del giocatore capitolino con più tentativi dalla distanza). Grosse alternative non ce ne sono però state: il fatturato degli altri giocatori della rotazione, esclusi i 6 più impiegati, è di soli 10 punti e 6.1 rimbalzi a gara, on aiutati di certo dalla lunga indisponibilità di Rullo per infortunio.

Per il girone di ritorno è stato a proposito firmato James White, che sostituirà Michael Moore nel roster romano. I capitolini sono la squadra che ha subito più sconfitte di oltre 20 punti del torneo, segno di come, esclusi i finali punto a punto, la Virtus debba ancora crescere nell’atteggiamento per aspirare a traguardi che vadano oltre la salvezza, più consoni alla grandezza della città. D’altro canto, Roma non fu costruita in un giorno…

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Marco A. Munno

foto: credits Virtus Roma

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