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Coppa Italia, considerazioni e bilanci. Grazie Brindisi!


gaffneyAbbiamo riso, abbiamo gioito, abbiamo pianto. Ci siamo ritrovati a Firenze in 2000 o anche di più. Abbiamo battuto due grandi squadre come Avellino e Sassari per poi cedere in finale, stremati, alla Vanoli Cremona che ne ha avuto di più dal punto di vista fisico e mentale. Certo, avrebbe fatto comodo un giorno in più di riposo o forse sarebbe bastato che quell'antidoping dopo la semifinale non fosse durato così tanto, soprattutto per Chappell e Walker, mentre alcuni giocatori erano già in hotel, ma cambia poco, tutta la squadra ne ha risentito.

La notizia vera e certa è che Brindisi ha raggiunto la finale di Coppa Italia, una finale che tutta la città aspettava da sempre e che rappresenta il punto più alto della storia contemporanea della New Basket. Sarebbe stato sicuramente più bello alzare la coppa, ma la finale è già un traguardo importantissimo. Dispiace, semmai, che squadre provenienti dalla Legadue come la nostra abbiano vinto qualcosa e noi no. Prima Reggio Emilia con la vittoria dell'Eurochallenge, poi Sassari con la sua stagione magica fatta di tre successi, infine Cremona con la coppa Italia. Tutte squadre partite dal basso, come Brindisi, e che hanno coronato un sogno. Brindisi è sulla buona strada, speriamo che questa finale, come il quarto di finale ai play off contro Reggio, non rimangano soltanto bei sogni nel cassetto. 

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Intanto, Brindisi si gode questa squadra e il suo allenatore Francesco Vitucci, che ormai è diventato un idolo in città e con il quale si sta programmando il futuro. SI gode Adrian Banks, capitano vero, in campo e fuori e le sue lacrime dopo la sconfitta contro Cremona sono il simbolo di quanto ci tenga. SI gode John Brown, nominato giocatore più spettacolare del torneo, facendo stropicciare gli occhi agli addetti ai lavori presenti e che con 26 tiri da due punti realizzati ha eguagliato il record assoluto di Alphonso Ford nel 2004. E poi Moraschini, in questi giorni in nazionale, Chappell, Rush, tra gli altri, pronti a dare sempre qualcosa in più. Senza dimenticare Tony Gaffney, a volte criticato, ma l'ultimo ad arrendersi in finale e che è andato ad abbracciare i tifosi, a consolarli, a dire grazie. 

Grazie lo diciamo anche noi ai nostri tifosi. All'interno del dato ufficiale di 21.668 spettatori nelle quattro giornate, un grande merito va a quelli di Brindisi, arrivati già da venerdì da ogni parte d'Italia a sostenere la squadra e tenere altissimo il nome della città. Che avà tanti problemi, ma quando si tratta di basket si unisce e fa sentire un'unica voce. Brava la Curva Sud a organizzare tutto e guidare il resto dei tifosi, bravi tutti a incitare, strillare, partecipare come non mai. Immenso il Nucleo Biancorosso Pesaro, arrivato in massa venerdì sera a sostenerci, poi presente anche in finale. Non solo gemellati, ma fratellanza, amicizia vera, di cui andiamo fieri ogni giorno di più.

DALLA B2 ALLA FINALE DI COPPA ITALIA, NOI CI SIAMO SEMPRE - C'eravamo a Firenze e abbiamo vissuto ogni istante da bordo campo, anche di più perchè il sottoscritto è schizzato dentro al canetsro di Banks contro Avellino, contravvenendo a tutte le regole. E' venuta fuori l'anima brindisina che ognuno di noi conserva, vive, tramanda. La finale di coppa Italia è il coronamento di una vita passata sui campi a raccontare del basket brindisino (e non solo), dall'esordio in B2 contro Maddaloni, alla promozione a Capri, poi gli anni 90' con alterne fortune, la stagione della "corazzata Trullo" sconfitta da Veroli, la promozione dell'anno dopo e quella in serie A, la retrocessione e il pianto a Biella (come ho pianto, e tanto, anche domenica scorsa) dopo una radiocronaca finita senza voce e abbracciato all'indimenticato e indimenticabile Antoniò Corliano. Che da buon padre di famiglia, anche sportiva, mi consolava dicendo: "Non è finita, ripartiremo". Una sorta di quel "risorgeremo" detto in una nota trasmissione televisiva. E così è stato, siamo ripartiti con una nuova società, con Piero Bucchi, con il ritorno in serie A, con i play off, con l'Europa. E ora con la finale di Coppa Italia che ha avvicinato anche tanti nuovi tifosi, dai quali ci aspettiamo rinnovata partecipazione anche in futuro per continuare a tramandare il basket a Brindisi e questa irrefrenabile passione, forse unico vero collante di un tessuto che in altri settori è invece molto sfilacciato, quasi sfiduciato.

Onore a Cremona e al suo allenatore, Meo Sacchetti, che si è preso  una piccola "rivincita" contro Brindisi che lo ha accolto due anni fa per poi mandarlo via dopo appena un anno di convivenza. L'allenatore della nazionale, piaccia o meno il suo gioco, vince. Lo ha fatto a Sassari, ora a Cremona. E la Vanoli lo ha blindato fino al 2022. In Nazionale, poi, senza le stelle, sta per ottenere il pass ai Mondiali in Cina della prossima estate. Manca una vittoria, poi si potrà gridare "andiamo a Pechino". Firma e merito di coach Sacchetti. 

Onore a Sassari rivitalizzata da Pozzecco appena arrivato, anche se qualche sua dichiarazione del post partita contro la Happy Casa ha lasciato un pò esterefatti, onore a Bologna che ha ritrovato una semifinale dopo anni e sospinta da quasi 2 mila tifosi. Meno gloria per Milano, a cui Firenze va indigesta dal momento che anche l'anno scorso fu eliminata al primo turno, e per Venezia alla sua settima partecipazione in questa competizione e mai arrivata in semifinale, questa volta anche con qualche errore di valutazione e tecnico. Onore delle armi ad Avellino e Varese, arrivate alla manifestazione un pò scariche, ma che sicuramente saranno ancora protagoniste in questo finale di campionato. Onore a tutti, ma grazie Brindisi. La Stella del Sud continua a brillare! 

foto servizio: Marino Petrelli

 

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