Esclusiva SM, Galbiati. "La Coppa è qualcosa di grande"

Sono passati otto giorni dalla vittoria della Fiat Torino in Coppa Italia ma riecheggia ancora in città come un risultato storico. Paolo Galbiati racconta in esclusiva a Supporter’s Magazine le emozioni di una vittoria così esaltante, sia per lui, arrivato sulla panchina appena tredici giorni prima, sia per la città che non viveva da anni un momento così bello. “Ho realizzato che è tutto vero, l’ho fatto dal momento in cui siamo scesi dal treno a Torino, dove molte persone in festa ci hanno accolto benissimo, tra questi tifosi di 50, 60 anni in lacrime che mi dicevano non avete capito cosa avete fatto per noi, ho l’abbonamento da decenni – dice Galbiati - . Onestamente lì mi sono reso conto che abbiamo fatto qualcosa di veramente grosso per noi, per la città per i tifosi”.

Il quarto di finale preparato in poco tempo, grazie anche al grande lavoro di Stefano Comazzi e Michele Siragusa, poi sulle partite secche “si sono fatti le notti in piedi, ci siamo fatti le notti in piedi ma loro di più perché hanno dovuto preparare report, video e strategie. Diciamo che eravamo abbastanza pronti con la stagione della coppa che ci costringe a preparare le partite ogni tre giorni, siamo andati avanti con il nostro metodo, siamo stati bravi a convincere i giocatori e loro a metterle in pratica sul campo”, aggiunge l’allenatore di Concorezzo, in Brianza, che nella storia della Coppa Italia è il secondo più giovane allenatore ad averla vinta. Prima di lui, a trent’anni e sei mesi un “certo” Ettore Messina (“Niente male come esempio, grande professionista e persona seria, rimarrà un grande esempio nella mia vita”).

Gli chiediamo cosa ha pensato quando ha visto Vujacic volare verso il canestro avversario. “Nulla, ho visto Washington recuperare palla e speravo schiacciasse e invece ha passato a Sacha ed è stato strano, bello. Non pensavo a nulla, ho visto Diana chiamare time out e subito ho pensato a cosa fare per evitare il canestro della beffa da parte di Brescia”.

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Una buona parte di vita lavorativa trascorsa nelle “minors”, l’arrivo all’Olimpia Milano nel settore giovanile, poi la scorsa estate la chiamata di Banchi come assistente di Torino. Repesa e Banchi, cosa porta dei loro insegnamenti in campo e fuori? “Etica del lavoro, il rapporto umano che sono riusciti a costruire con staff e giocatori in campo e fuori e tanti piccoli trucchi del mestiere, tante idee tattiche tecniche e gestionali. Quando Banchi mi ha prospettato l’idea di Torino ci ho messo mezzo secondo ad accettare”

Con la Coppa in tasca, ora il meglio deve ancora venire, in un finale di stagione tutto da scrivere. “Non ci conviene dire che il meglio debba ancora venire, abbiamo undici finali per i play off e abbiamo tanto tempo per preparare le partite e i giocatori avranno tanto tempo per pensare alle partite sia bene che male – sottolinea ancora Galbiati - . Andremo avanti a lavorare duramente per far sì che la squadra ottenga il miglior risultato possibile. Non immagino niente, posso solo promettere tanto lavoro di video, di preparazione e in campo con tanto sudore. Quello che verrà, ce lo dovremo meritare”.

Fin qui il Galbiati tecnico e preciso nel suo lavoro in campo, ma qualche sfizio se lo sarà pure tolto nella notte di festa fiorentina. In sottofondo, durante l’intervista, ridono tutti. “Ci siamo mangiati delle grandi bistecche alla fiorentina e qualche bicchiere di vino rosso per accompagnarle e una bella vasca di tiramisù”. Non andiamo oltre, una festa privata è giusto viverla come tale. Ma come è fuori dal campo Paolo Galbiati? Partono altri cori. “Mi prendono un po’ in giro, direi ossessionato (qualcuno suggerisce ossessivo, nda), introverso e innamorato della pallacanestro e di tante altre cose…”. Tutte quelle cose fuori dal campo di un allenatore, che nonostante la Coppa Italia appena vinta, resta sempre un ragazzo di 34 anni per il quale, siamo certi, il “meglio deve ancora arrivare”, in campo e nella vita.

Marino Petrelli

ph: Michele Longo (Ciamillo/Castoria)

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