Brindisi, Vitucci raggiante. "Punti che valgono doppio"

VitucciE' arrivato a Brindisi tre giorni prima della trasferta a Capo d'Orlando, chiamato in tutta fretta dalla Happy Casa per prendere il posto dell'esonerato Dell'Agnello dopo il corteggiamento andato a vuoto con il grande ex Piero Bucchi. Per Francesco Vitucci poche ore di sonno, ammesso che abbia dormito data l'adrenalina dell'esordio, il primo allenamento e la partenza con la sua nuova squadra alla volta di Capo d'Orlando. Con una sconfitta per un punto che aveva lasciato molto amaro in bocca. A Cremona la seconda sconfitta da quando l'ex Torino e Varese è arrivato, la quarta consecutiva di squadra, ancora a causa di un pauroso sbandamento, questa volta nel secondo quarto, quando dal 16-23 di fine primo quarto si passa al 47-32 del riposo lungo. Finirà 92-83 con ancora tanti dubbi.

Ora finalmente la prima vittoria. Contro Varese, squadra che ha portato in finale di Coppa Italia e alle semifinali scudetto. Al termine di una partita folle, prima vinta, poi quasi persa, poi al supplementare finalmente chiusa con decisione e volontà. "Due punti che valgono doppio, una vittoria che volevamo sin dal primo minuto e abbiamo rischiato di vanificare - dice Vitucci in sala stampa -. Abbiamo dimostrato di riuscire a vincere una partita che in un’altra circostanza potevamo anche perdere: arrivare ad un supplementare inaspettato, quando la partita era praticamente finita, poteva portarci in un loop negativo. Invece siamo stati bravi a ripartire nei 5 minuti dei supplementari”.

VITUCCI A VARESE, SANTO O TRADITORE? - Damiano Franzetti, nostra colonna da Varese, ricorda quella meravigliosa annata sulla panchina varesina, con qualche rimpianto. "Tra le esperienze in panchina di coach Frank Vitucci, quella vissuta nel 2012-13 a Varese spicca senza dubbio per i risultati raggiunti ma anche per i rimpianti, accentuati dalle successive decisioni che hanno tolto i titoli di quell’annata a Siena - scrive Franzetti in esclusiva per Supporter's Magazine -. Vitucci, oggi, all’ombra del Sacro Monte è ricordato in due modi diametralmente opposti. Da un lato il basket giocato dai suoi “Indimenticabili” resta impresso nella memoria per una splendida cavalcata nata in estate (11 su 11 nelle amichevoli precampionato) e fermatasi solo in finale di Coppa Italia e in gara 7 di semifinale scudetto, quando il fenomeno Dunston restò a guardare per un infortunio ai polpacci. Dall’altro rimane l’amarezza per il suo addio in direzione Avellino nonostante un contratto triennale che lo legava al biancorosso".

"Intendiamoci, quella Cimberio avrebbe comunque perso pezzi importanti, impossibile trattenere Green, Banks - che però tornò a novembre - e ovviamente Dunston - aggiunge il giornalista di Varese News -. Però la società fece uno sforzo enorme per trattenere gli altri “indimenticabili” ovvero Ere, Sakota, Polonara, De Nicolao ma l’addio inatteso della guida tecnica tarpò ulteriormente le ali a un gruppo che, per lo meno, poteva puntare ai playoff e a fare passi avanti in Europa".

QUI TORINO, UOMO EDUCATO E QUASI DI ALTRI TEMPI -  Benedetta Abbruzzese, dello staff dell'ufficio stampa della Fiat Auxilium e nostra validissima corrispondente da anni, si lascia andare alla nostalgia. "Era il 14 dicembre 2015 quando l'Auxilium Torino, neopromossa in serie A, ufficializzava l'arrivo di coach Frank Vitucci nel capoluogo sabaudo. Con un bilancio di 8 sconfitte e 2 sole vittorie, in una situazione abbastanza drammatica ma non ancora irrecuperabile, il “gentleman veneziano” arrivava con il compito di svoltare la stagione a Torino - ci racconta -. Esattamente 2 anni dopo, il 14 dicembre 2017, e a qualche chilometro di distanza, la storia si ripete. Dalle Alpi all'Adriatico, Frank si ritrova con lo stesso identico compito: Brindisi, sola in fondo alla classifica con esattamente 8 sconfitte e 2 vittorie, ha bisogno di invertire questo trend negativo".

"Si sa, nello sport gli allenatori non subentrano in corso di campionato per sedersi alla panchina delle prime in classifica. E' vero anche che le coincidenze qui si sprecano, e Vitucci sembra, almeno ultimamente, votato alle grandi cause - aggiunge la Abbruzzese -. A Torino, alla fine, la fece l'impresa. Con un finale rocambolesco, che nemmeno uno sceneggiatore holliwoodiano sarebbe riuscito ad immaginare, il coach salvò la squadra dalla retrocessione e venne riconfermato per la stagione successiva. Non ci si può che augurare, dunque, che a sud faccia lo stesso"

Ecco quindi arrivare il tratto umano e del personaggio fuori dal campo. "Uomo d'altri tempi, discreto, educato e cortese. Lontano dalla figura del coach dall'ego troppo gonfio e amante dei riflettori. Frank Vitucci strappa una risata a tutti quando si arrabbia durante gli allenamenti e impreca in veneziano stretto. Vitucci incanta le donne regalando mimose l'8 marzo o facendole ascoltare le migliori canzoni jazz scritte per il gentil sesso della storia - conclude Benedetta -. Frank adora i bambini e i bambini adorano lui perchè ci sa fare con i giovani; di allenamento ne ha fatto, in campo e fuori dal campo, con tre splendidi figli e una moglie incantevole. Non parla tanto ma quando parla sa cosa dire e le conversazioni con lui, al di là della pallacanestro, sono davvero interessanti. Letteratura, musica (jazz in particolare), arte e buona cucina sono materie che conosce bene e che condivide con le persone che gli stanno attorno. Uomo di valori, schietto e corretto; uomo di famiglia, sorridente e premuroso; uomo di basket, appassionato e deciso". Insomma, Frank Vitucci, prima di essere un grande coach, è soprattutto un grande uomo e ci si mette davvero poco a scoprirlo. Lo apsettiamo a Brindisi, in campo e fuori. Per la salvezza e magari festeggiare con un buon piatto della nostra cucina. 

Marino Petrelli (si ringrazia per la collaborazione Damiano Franzetti e Benedetta Abbruzzese)

foto: Michele Longo (Ciam/Cast)  - Final 8 Coppa Italia 2013

 

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