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Masciadri saluta la Nazionale: "Italia, grazie infinite"

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Quattordici scudetti, 9 Coppa Italia, 12 Supercoppe, 1 Eurocup. E 193 presenze in Nazionale. Raffaella Masciadri oggi saluta la maglia azzurra giocando l'ultima partita e lasciando in eredità, oltre alla sua immensa classe, una lettera bellissima. 

"Cara MAGLIA AZZURRA, GRAZIE.
GRAZIE INFINITE. Per tutto ciò che mi hai permesso di vivere. Per tutto ciò che mi hai insegnato. Per tutto ciò che mi hai trasmesso. Per tutte le volte che mi hai fatto battere il cuore". Questo è l'incipit, il resto lo potete leggere qui (la lettera di Raffaella Masciadri

Noi l'avevamo sentita in esclusiva all'indomani della qualificazione della nazionale azzurra agli Europei di Praga 2017 e poco prima delle sue 600 presenze in Serie A. Riproponiamo alcuni passaggi della bella intervista a firma di Giuseppe Errico. "Andrea (Capobianco, nda) e tutto il suo staff fin dal primo giorno si sono dimostrati aperti e disponibili nei nostri confronti. Andrea ha capito fin da subito di avere in mano un gruppo di ragazze fantastiche che lavorano da anni insieme e perciò non posso che spendere parole ottime", aveva detto "Mascia a proposito di Capobianco, che ha allenato la Nazionale prima dell'arrivo di Marco Crespi.

"Ho ancora dentro di me la rabbia e le lacrime di quella delusione europea, come credo ci sia ancora dentro altre ragazze. Di esperienza ne abbiamo tanta, le giovani hanno già dimostrato quello che sanno fare nelle loro categorie le due medaglie d’argento della scorsa estate sono la limpida dimostrazione di questo. É logico che bisogna fare un ulteriore salto di qualità nella nazionale maggiore dove paghi un pizzico di inesperienza. Le aspettiamo anche perché hanno già l’età giusta per fare questo salto, il consiglio che do loro é quello di presentarsi ad ogni allenamento come se fosse l’allenamento più importante della loro carriera

  - Ricordi il giorno della tua prima convocazione? 

“Mi ricordo benissimo perché ero stata chiamata al posto di Marta Rezoagli che è diventata una mia grande amica. L’emozione era tantissima e mi tremavano le gambe, credo che durante il primo allenamento sono stata in grado di fare davvero poco nonostante conoscessi già tutte. Vestire la maglia azzurra é davvero totalmente diverso che vestire una maglia di club, perché rappresenti i valori e la cultura di una nazione intera. Una gioia ma anche una grossa responsabilità, però ricordo di averlo fatto con il sorriso sulle labbra, senza mettermi grandi pressione addosso perché se ero lì voleva dire che ero in grado di essere in quel posto in quel momento. Poi bisognava lavorare per restare dentro al gruppo”.

 - La partita che ricordi con più piacere e quella che vuoi dimenticare?

“Da dimenticare i quarti di finale contro la Serbia agli europei di Francia (Orchies 2013 Italia - Serbia 79–85), quella sconfitta ci negò il mondiale. Le emozioni più forti le ho provate in quello stesso europeo, la vittoria lottata e sofferta con il Montenegro a Lille (66–60 per le azzurre, nda) li cominciammo a vedere lo spirito ed il carattere che negli anni ci siamo portati dietro”.

 - Se ti dico azzurro cosa ti viene in mente?

Emozioni, brividi e cielo azzurro perché alla fine é una cosa spettacolare ed immensa. Chi ha la possibilità di puntare in alto e sempre difficile che poi si giri per guardare giù, ma vuole arrivare sempre più in alto. Spero si riesca a farlo nei prossimi europei”.

Giuseppe Errico

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