Italbasket, da Folgaria il sogno olimpico

Scritto da Redazione on . Postato in Post.it di Mario Arceri

448310088_866116292224958_6191852559396575515_nDiciassette azzurri a Folgaria per l'avvio della fase più importante della preparazione della Nazionale in vista del preolimpico di San Juan de Puerto Rico dove l'Italia proverà ad aggiudicarsi il pass per i Giochi di Parigi. Fuori causa il nostro migliore uomo, Fontecchio, e i giovani Procida e Spagnolo, anch'essi presenti nella World Cup di Manila, Pozzecco si trova a dover fare i conti con numeri ristretti. Pensando tuttavia al futuro: non è un caso infatti se per la prima fase del raduno ha convocato anche alcuni giovani interessanti in prospettiva: Leonardo Marangon, Francesco Ferrari e Leonardo Faggian, diciannovenni che dopo Folgaria raggiungeranno coach Galbiati Under 19 per gli Europei di categoria.

Ma ha colto l'occasione anche per chiamare giocatori non più giovanissimi (Miaschi, Basile, Poser, Grant, Palumbo e Woldetensae) da testare in questa prima fase della preparazione. Significativo poi che ben sei giocatori provengono dalla serie A2, il che si propone ad una duplice chiave di lettura: il valore formativo del campionato cadetto, ma anche la considerazione un po' triste che la massima serie non offre molto di più per quanto riguarda giocatori italiani di talento. Brutalmente, sembra aver raschiato il fondo del barile. Per tutti, giovani e meno giovani, si tratta comunque di un'esperienza preziosa e soprattutto stimolante, e la conferma che l'occhio del CT sa andare in profondità.

Datome, valore aggiunto in campo e fuori

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363404809_669931651843424_355693464510240208_nEH SÌ, È SEMPRE MEGLIO lasciare da vincenti che continuare a trascinarsi nel sogno – più che nel segno – di una gloria passata. Lo sport ce lo insegna, con i tanti esempi offerti negli anni. C’è chi si avvolge in una bandiera come se lo proteggesse dall’età che avanza rapida e impietosa, e c’è chi si rifugia nella comfort zone di leghe meno impegnative per allungare il prepensionamento. Nel calcio adesso sono gli arabi ad offrire ricchissimi ricoveri a chi è stato davvero grande, ma ora un po’ meno.

Per dire basta subito dopo aver vinto uno scudetto da MVP ci vuole però tanto coraggio, tanta maturità, tanta consapevolezza che i propri confini sono molto più vasti di quelli di un campo da basket. E che, dicendo basta, non si spegne una vita, ma se ne apre un’altra, altrettanto, se non più, appagante e, soprattutto, con obiettivi ben chiari.

Parlo, è evidente, di Luigi Datome che nei giorni scorsi ha annunciato il suo ritiro dopo la World Cup di settembre nelle Filippine. Anche in questa scelta dei tempi (subito l’annuncio, prima del campionato l’effetto), c’è tutta la grandezza del campione che, capitano della Nazionale, non abbandona i suoi compagni finché l’esperienza mondiale non si sarà conclusa. Anche perché, ha detto, il suo cruccio maggiore è non aver mai vinto nulla in azzurro: impossibile esentarsi, dunque, da quest’ultimo tentativo.
Il futuro immediato è un posto dietro la scrivania dell’Olimpia, quello successivo non ha limiti, non dimenticando la profezia di Gianni Petrucci del Datome presidente federale.

ascolta qui Afternoon, il podcast di Datome e Melli da Folgaria

Il ricordo di Big Elio

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Questa sera, con il Memorial dedicato al suo nome e alla sua indimenticabile figura, Brindisi ricorda Elio Pentassuglia. Ed è una bella cosa, perché riafferma il forte legame con le radici e la necessità che, soprattutto nello sport, non vengano mai rinnegati i personaggi, i fatti, gli eventi che hanno fatto la storia. Si dice, ed è vero, che non sapremo mai chi siamo se non avremo conosciuto da dove veniamo. E cioè quale è stata la nostra storia, chi sono stati i nostri Padri. Sì, con la "P" maiuscola: la stessa P di Pentassuglia che per Brindisi è stato uno dei padri fondatori e per il basket italiano uno dei padri più apprezzati, amati e innovatori.

Il direttore di Supporter's Magazine mi ha chiesto di ricordarlo con queste brevi righe. I suoi risultati sono noti, la sua figura, il suo carattere, quello che riusciva a trasmettere a chi gli stava accanto forse un po' meno, almeno tra i più giovani. L'ho conosciuto tanto, tantissimo tempo fa, alla mia prima esperienza da inviato proprio a Brindisi per raccontare il "miracolo" di questa città che aveva raggiunto le Leghe professionistiche.

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