Brindisi, il futuro è più... Happy!

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Tutto è bene quel che finisce bene. Un adagio che a Brindisi risuona dal sei maggio, giorno della vittoria contro Reggio Emilia e della definitiva salvezza acquisita sul campo al termine di una stagione difficile e fino a dicembre quasi fallimentare. Lo vogliamo sottolineare a scanso di equivoci: una permanenza ottenuta per meriti propri, frutto di nove vittorie, sette delle quali con Vitucci in panchina, meritate, sofferte e nelle quali nessuno ci ha regalato nulla. Certo, in parte ha aiutato avere due squadre che alla lunga si sono rivelate inferiori alla nostra (anche se con Capo d’Orlando abbiamo perso sia all’andata che al ritorno) ma è innegabile che la Happy Casa ha avuto qualcosa in più delle altre, pur facendoci soffrire terribilmente nell’ultimo mese quando questa benedetta ultima vittoria non voleva proprio arrivare.

A cominciare, dal cambio di allenatore e da una serie di aggiustamenti in corsa del roster che hanno permesso di affrontare la seconda parte di stagione con uno slancio nuovo e una grinta che per i tre mesi non era quasi mai emersa. Alla società va il merito di aver capito in tempo dove correggere il tiro e assumersi ulteriori responsabilità, anche economiche, per far sì che Brindisi rimanesse nell’olimpo della Serie A. Per il settimo anno consecutivo e con al fianco ancora Happy Casa in qualità di title sponsor fino al 2020. Per quanto abbiamo saputo, al doppio della passata stagione. Non una boccata di ossigeno, l’inizio di una vera e propria era.

L'URLO LIBERATORIO DI TULLIO MARINO - Quando c’è stato da criticare non ci siamo tirati indietro e lo faremo anche in futuro se e quando servirà, facendo presente ad esempio alcune difficoltà logistiche a cui molti operatori dell’informazione vanno incontro all’interno del Pala Pentassuglia, ma sono situazioni gestite senza darne risalto all’esterno, mentre invece il nostro plauso è pubblico per la salvezza e per gli sforzi che questa società sostiene. Passano i giocatori, i dirigenti, gli sponsor, resta la maglia e il buon nome della nostra città.

Una salvezza che val bene un urlo liberatorio. Lo sa bene Tullio Marino, direttore sportivo, e non solo, della New Basket che alla sirena finale ha lasciato andare tutta la sua felicità (nella foto). “Lo sfogo finale è stato un urlo di gioia ma anche di liberazione da tante insinuazioni e cattiverie gratuite che questa società ha ricevuto durante l’arco della stagione. Il nostro lavoro ed il nostro sacrificio è stato premiato con una salvezza sofferta e meritata – racconta a Supporter’s Magazine -. L’arrivo di Frank ha inquadrato il team mettendolo su un binario più stabile, mascherando alcune lacune che nella prima parte di stagione sono state più evidenti. Personalmente mi spiace non aver chiuso il discorso salvezza contro Capo d’Orlando in quanto avremmo avuto un mese in più per programmare il futuro, stiamo iniziando adesso, c’è molto lavoro da fare ma questo aspetto non ci ha mai spaventato. Per qualche giorno è giusto staccare la spina dal basket giocato ma saremo pronti molto presto a tracciare il sentiero per la stagione 2018-2019 che per noi è già iniziata”.

Nando, papà di Tullio e presidente del sodalizio brindisino, lo aveva detto già pochi minuti dalla fine della partita casalinga contro Cremona: serve il sostegno di tutti, a cominciare dagli sponsor che sostengono la squadra. Il rinnovo del title sponsor è già un primo passo importante, ora non si deve dimenticare di cercare sempre nuove strade di sostegno economico e nuovi canali di sviluppo. Le sfide sono dietro l’angolo: con Enel che ha ancora una stagione poi andrà via e con la “querelle” palasport non più rinviabile, servirà un nuovo sforzo per reperire le risorse necessarie per fare una Serie A dignitosa. A quel punto si parlerà di aspetti tecnici legati ai giocatori da confermare, quali pedine da inserire e che figure dirigenziali serviranno, dando per scontata la partenza, con tanti ringraziamenti e poche critiche, ad Alessandro Giuliani, che, al netto di qualche fisiologico errore sul mercato, ci ha regalato più campioni che bidoni. E che in ogni caso ha sempre costruito squadre molto buone con un budget ridotto ogni anno.

ALLENATORE E ROSTER, LA SITUAZIONE - Si riparte, o si dovrebbe ripartire da coach Vitucci. In occasione di gara tre tra Trento e Avellino, l’allenatore veneziano, ai microfoni di Rai Sport, ha fatto capire che la società ha già proposto il rinnovo, ma lui deve ancora capire cosa fare. Forse attratto da qualche “sirena” proveniente da Reggio Emilia come hanno scritto alcuni siti specializzati, oppure semplicemente per conoscere programmi e piani economici di Brindisi.

Poi Giuri, Mesicek e Donzelli che hanno ancora un anno di contratto. Ma se sul play maker nativo di Brindisi non dovrebbero esserci problemi per la riconferma, discorso diverso è per Mesicek, dichiaratosi al Draft Nba, con poche possibilità di chiamata secondo esperti statunitensi, ma che garantirebbe alle casse della società un ricco buy out. In caso contrario, il talento sloveno resta a Brindisi a crescere un’altra stagione e a deliziarci di bellissime giocate. Capitolo Donzelli: il giocatore è fermo da mesi per i noti problemi alla schiena. Attenderlo ancora potrebbe essere un rischio, sia per l’integrità e il recupero completo del giocatore, sia perché sostituire un italiano quest’anno sarà ancora più difficile, visto che le nuove formule, soprattutto se si sceglie quella da 6+6 (sei italiani e sei stranieri senza vincoli di passaporto), faranno dei giocatori nostrani merce ancora più preziosa. Sarebbe utile puntare ad uno, due giovani interessanti, magari under, da far giocare con continuità, anche per competere al premio federale sull’utilizzo che da anni fa le fortune economiche di chi li schiera.

Su Cardillo sarebbe utile avviare, e immaginiamo che magari sia già stato fatto, un dialogo per mantenere il capitano a Brindisi. Giocatore prezioso sotto tanti punti di vista. Il resto del roster va costruito in base a quello che si avrà in cassa. Sarebbe bello rivedere Donta Smith e Nic Moore, due giocatori che hanno cambiato la squadra con il loro arrivo, e forse anche Lydeka che ha fatto vedere buone cose e potrebbe essere un buon ricambio data anche l’esperienza “italiana” acquisita.

Questi sono discorsi che non ci competono, per ora godiamoci la salvezza e aspettiamo fiduciosi. La serie A è patrimonio di tutti e per tutti, anche noi siamo cresciuti in questi anni e vogliamo continuare a farlo. Con i nostri partner commerciali, con la nostra redazione che si allargherà, con tante iniziative che ci piacerebbe realizzare sul territorio e in favore della pallacanestro locale. “E’ una malattia che non va più via”, cantano i tifosi della curva in uno dei loro cori. Brindisi non vuole curarsi, anzi vuole continuare a vivere di “pane e basket” come si dice in città.

(leggi anche: palasport, la deroga della Fip. Ma Brindisi deve fare presto)

Marino Petrelli

ph: Gianni Giannuzzi e Michele Longo (Ciamillo/Castoria)

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